I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale“. Così in una nota la Conferenza Episcopale Italiana si esprime in seguito al nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che continua ad impedire le celebrazioni religiose con la presenza dei fedeli, nel rispetto della normativa che mira a contenere il contagio da Coronavirus.

Come annunciato ieri sera dal Presidente Conte, saranno permessi dal 4 maggio soltanto i funerali con un massimo di 14 familiari presenti al rito. La Santa Messa, dunque, non potrà essere celebrata con il pubblico seduto tra i banchi della chiesa.

Dopo un’interlocuzione continua e disponibile tra la Segreteria Generale della CEI, il Ministero e la stessa Presidenza del Consiglio – fanno sapere dalla Conferenza Episcopale – la Chiesa ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria. Un’interlocuzione nel corso della quale più volte si è sottolineato in maniera esplicita che, nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia, la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale. Ora, dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la CEI presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo“.

La CEI richiama alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico “il dovere di distinguere tra la loro responsabilità, dare indicazioni precise di carattere sanitario, e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia“.

In seguito alla nota della Conferenza, la Presidenza del Consiglio dei Ministri fa sapere che “già nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza“.

Il Comitato tecnico-scientifico, però, sottolinea che “la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose comporta, allo stato attuale, alcune criticità ineliminabili che includono lo spostamento di un numero rilevante di persone e i contatti ravvicinati durante l’Eucarestia“. A partire dal 4 maggio “non essendo ancora prevedibile l’impatto che avranno le riaperture parziali e il graduale allentamento delle misure attualmente in vigore sulle dinamiche epidemiche, il Comitato reputa prematuro prevedere la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose“.

– Chiara Di Miele –

 

 

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