
L’omicidio dei quattro braccianti agricoli, di orgine pakistana e bengalese, avvenuto in Calabria ha suscitato una riflessione su più livelli circa la condizione di lavoro dei braccianti agricoli, sottomessi al caporalato.
L’associazione di categoria Coldiretti è intervenuta per chiedere a gran voce “controlli, legalità, condizioni di vita dignitose, a partire da trasporti e alloggi adeguati, rispetto dei contratti e tutela della sicurezza. Contro il caporalato sono necessarie queste azioni urgenti”.
“Da sempre siamo in prima linea contro ogni forma di sfruttamento perchè sconfiggere il caporalato significa difendere la vita dei lavoratori e l’agricoltura italiana vera, fatta di centinaia di migliaia di imprese oneste”, hanno precisato dall’associazione.
Per sconfiggere il caporalato servono con urgenza trasporti sicuri e dignitosi, alloggi adeguati, rispetto dei contratti, tutela della salute e della sicurezza, banca dati sugli appalti in agricoltura.
“Le condizioni di vita dei lavoratori sono parte integrante della lotta allo sfruttamento – ha continuato Coldiretti -. Chi sfrutta crea concorrenza sleale perciò serve aumentare i controlli così emergerà il lavoro sommerso, si isoleranno le persone che costruiscono il proprio profitto sulla violazione dei diritti. La legalità tutela i lavoratori e le imprese oneste”.
Grazie all’associazione di categoria, che era membro del gruppo di lavoro coordinato dal Presidente del Comitato scientifico dell’Agromafie, nel 2016 nacque una legge ad hoc contro il caporalato.


