
Si infittisce il mistero sulla tragica morte di Luca Esposito, il giornalista 53enne trovato carbonizzato nella notte tra sabato e domenica in un terreno in località Cioffi ad Eboli. Si cerca il cellulare che a quanto pare non era vicino al corpo e neanche nella sua Lancia Y bianca ritrovata parcheggiata poco distante.
Un amico, intervistato dal giornalista Vito Francesco Paglia nel corso della trasmissione pomeridiana di Rai 1 “La Vita in Diretta Estate”, ha raccontato di averlo sentito sabato pomeriggio e di averlo chiamato su WhatsApp domenica mattina intorno alle 10.27. Non ricevendo notizie, gli ha scritto e poi gli ha lasciato un vocale. All’inizio i messaggi non erano stati recapitati, solo nel tardo pomeriggio di domenica, intorno alle 18.30, le spunte sono diventate due. Quindi la visualizzazione non c’è stata, ma il telefono è stato riacceso da qualcuno o è stato spostato da un punto senza campo ad uno dove c’era linea.
Pare che Esposito avesse un cellulare con due schede sim. Alle 16.45 di sabato è uscito di casa e ha inviato un messaggio vocale che si è interrotto bruscamente, l’ultimo accesso su WhatsApp invece risale alle ore 22.32.
La morte sarebbe sopraggiunta per asfissia meccanica violenta. L’uomo sarebbe stato violentemente aggredito, forse con un corpo contundente, e successivamente dato alle fiamme visto che dall’autopsia sarebbe emerso del fumo nei polmoni. Inoltre, da una Tac effettuata dopo il ritrovamento sono state riscontrate numerose fratture al volto, alla clavicola e al bacino.
Continuano senza sosta le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Eboli che stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza, che riprendono l’auto tra le 22 e le 23 di sabato girare più volte in zona Cioffi e capire se all’interno dell’abitacolo ci fosse anche un’altra persona.
“Era talmente riservato che verso questa persona con cui si è recato in quel posto avrebbe dovuto avere un rapporto di fiducia enorme e mi sembra impossibile che nessuno ne fosse a conoscenza. Noi sapevamo che lavorava in Regione e ci aveva detto che aveva seguito dei corsi online la scorsa settimana” dice l’amico.
Nel corso della trasmissione è emerso che forse nelle vicinanze della tragedia è stato trovato del liquido infiammabile.
Si scava anche nella vita privata e spunta la presenza di una donna. “Ci aveva parlato di una moglie che poi in realtà era una compagna – spiega l’amico – Non l’avevamo mai conosciuta. Una farmacista di nome Simona, ma notavo che non gli arrivavano mai telefonate da parte sua. Ogni tanto metteva la fede. Perché avrebbe dovuto dirmi cose non vere?”.




