
L’informazione nell’era dell’Intelligenza Artificiale è stato il tema dell’evento che si è svolto ieri pomeriggio presso il Centro Parrocchiale “Pier Giorgio Frassati” a Prato Perillo di Teggiano, in occasione della 60^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
L’incontro, rivolto a giornalisti, operatori della comunicazione, educatori ed insegnanti, è stato patrocinato dalla Conferenza Episcopale Campana, dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, dall’UCSI Campania e dall’Associazione Giornalisti Vallo di Diano.
Ha introdotto l’argomento Massimo La Corte del Settore Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Campana mentre i saluti iniziali sono stati affidati a Ottavio Lucarelli, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, a Mariangela Parisi, consigliere nazionale dell’UCSI, a Rocco Colombo, Presidente dell’Associazione Giornalisti Vallo di Diano, e a don Michele Totaro dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali.
“L’Ordine nazionale e i 20 Ordini regionali hanno varato un codice deontologico che contiene norme sull’uso dell’Intelligenza Artificiale e lì si legge che è sempre il giornalista che deve governare e guai a lasciarlo fare all’IA – spiega Lucarelli – Il giornalista può utilizzarla ma deve verificare la notizia perché l’IA è piena di errori ed è un altro luogo di fake news. Inoltre il giornalista è responsabile davanti ad un giudice, non si può dire ‘è stata l’Intelligenza Artificiale’. In sostanza è responsabile chi scrive e se l’articolo non è firmato ne risponde il Direttore responsabile. Tutti giocano con l’Intelligenza Artificiale e l’opinione pubblica è spaesata e non si rende conto se una notizia è vera o no. Il nostro compito è anche quello di verificare e denunciare”.

“Custodire voci e volti umani: per una comunicazione che resti al servizio della persona” è stato il titolo dell’intervento di Vincenzo Corrado, Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana, mentre Raffaele Buscemi, giornalista e professore di comunicazione istituzionale presso la Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce di Roma, ha discusso su “Quello che l’IA non può fare: cercare la notizia, raccontare la verità”.
“Le ultime due cose che rimangono al giornalismo e ad un giornalista sono cercare la notizia senza aspettare che arrivi un comunicato dalle Forze dell’Ordine, da un politico, dal Comune o dalla Regione e verificarla – dichiara – Ai miei studenti che dicono di voler fare i giornalisti perché gli piace scrivere rispondo sempre: ‘Vuoi fare lo scrittore, perché il giornalista cerca e conferma una notizia, poi la scrive per il grande pubblico, la rende intelleggibile e semplifica argomenti complessi’. Se non è capace di cercare e verificare non sta facendo il lavoro del giornalista ma quello dello scrittore. Il pericolo è proprio quello di demandare all’Intelligenza Artificiale troppe funzioni o di limitarsi a stare al computer. L’altro rischio è che i nostri lettori si accorgono dell’uso dell’IA e la fiducia nei nostri confronti crolla. Se offriamo lo stesso prodotto non serviamo più e questo svilisce e sminuisce il nostro lavoro. Il giornalismo finché funziona bene è il cane da guardia e il sistema di controllo di vari poteri ma se non funziona quei poteri possono fare tutto quello che vogliono”.
“Questa è una chiamata a raccolta di tutti gli operatori del mondo dell’informazione e di chi a vario titolo si impegna a comunicare nel rispetto di un’etica, con senso di responsabilità ma soprattutto rispondendo ad un senso antropologico che mette al centro la persona con la propria dignità – commenta il Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policatro, Padre Antonio De Luca – Questo assunto ci consente di entrare nel dibattito dell’Intelligenza Artificiale non in termini di contrapposizione ma in termini di alleanza. È dunque al servizio della dignità della persona, la promuove, la custodisce e la protegge come tutto il progresso tecnologico. Non può sovrastare e annullare la persona ma ha una grande funzione che è quella di salvaguardarne la centralità e il rispetto del Creato. Il messaggio del Santo Padre e anche l’annunciata Enciclica che metterà al centro l’Intelligenza Artificiale parte proprio da questo grande rapporto con la dignità umana, lo sviluppo economico, l’educazione e soprattutto il tema della pace. Ci auguriamo che questa sfida possa essere di grande giovamento al tragico momento culturale che vive il nostro pianeta. Quando invece ci si approccia all’ambiente social o al paradigma tecnocratico in un atteggiamento idolatrico, quasi come se si potesse fare a meno del senso di responsabilità della persona, allora è un fallimento annunciato”.



