
Si è concluso il processo di primo grado scaturito dalla maxi operazione “Golden hand”, condotta dalla Guardia di Finanza, su delega della Procura di Vallo della Lucania, dal 2012 al 2017.
Le persone coinvolte appartengono a note famiglie cilentane come Dolce, Cesarulo e Marotta, accusate a vario titolo di usura, estorsione, furto e ricettazione. Le indagini del Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza di Salerno erano nate da alcune ipotesi di usura con interessi anche superiori al 100% annuo, ma hanno svelato ben presto uno scenario molto più ampio che ha consentito di accertare l’esistenza di due organizzazioni finalizzate alla commissione ed alla ricettazione dei monili trafugati nelle gioiellerie di tutto il territorio nazionale.
Le Fiamme gialle ricostruirono gli affari illeciti del clan, anche grazie a intercettazioni telefoniche e alle testimonianze delle vittime, al sequestro di assegni e cambiali a firma dei debitori e ricevute lasciate agli stessi dagli usurai.
Il giudice del Tribunale di Vallo della Lucania ha emesso 5 condanne: 7 anni di reclusione per una donna della famiglia Cesarulo e 3 anni e 10 mesi per un uomo della stessa stirpe, 3 anni e 4 mesi per esponenti della famiglia Marotta e per due persone di Dolce. Per tutti è stata disposta anche una multa, l’interdizione dai pubblici uffici e la condanna al risarcimento dei danni in favore delle parti civili. E’ stato fissato un risarcimento di circa 200mila euro per le due vittime di usura costituitesi in giudizio, oltre al pagamento delle spese processuali.
Nel procedimento si era costituita anche l’associazione Antiracket e Antiusura Salerno.
Tra gli altri imputati, uno è stato assolto “perché il fatto non sussiste”, mentre è stata dichiarata la prescrizione per altri 9 imputati.
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