
Resta ai domiciliari l’uomo salernitano che il 24 settembre 2025 è stato arrestato con braccialetto elettronico perché avrebbe indotto la figlia della compagna, una bambina di 7 anni, a subire palpeggiamenti e abusi sessuali quando gli veniva lasciata in custodia dalla madre.
I suoi legali hanno presentato ricorso in Cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Salerno deducendone l’illegittimità per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l’erroneità nella parte in cui ritiene sussistente il pericolo di recidiva. Il ricorrente sottolinea che il Tribunale del Riesame non ha valutato correttamente le dichiarazioni rese dalla madre della minore, che ha escluso di aver subito o notato atteggiamenti violenti o comunque scorretti da parte dell’uomo nei confronti della figlia e che durante la perquisizione non è stato trovato materiale pedopornografico.
Le indagini sono partite dalla denuncia del padre della bambina che ha appreso delle violenze subite dalla figlia perché informato dalle sorelle con cui la piccola si era confidata. La vittima ha raccontato alle zie di essere stata sia palpeggiata che violentata dal compagno della madre che le diceva anche di non riferirlo a nessuno.
La madre, al contrario, ha affermato di non aver avuto sentore di alcunché, di aver cessato la convivenza con l’imputato ma non il suo legame sentimentale ed ha ammesso di aver lasciato più volte, tra giugno e agosto 2025, la bambina in custodia del convivente, assentandosi da casa per lavoro. L’arrestato, invece, ha negato i fatti e ha dichiarato che le dichiarazioni della minore sono state indotte dal padre per ragioni di astio e sollecitate dall’aver assistito ad un rapporto sessuale tra lui e la madre.
La piccola è stata esaminata in sede di incidente probatorio e ha puntualmente ribadito le accuse. In questo contesto non sono emersi elementi per dubitare dell’equilibrio psichico della bambina, il cui racconto risulta lineare e trasparente, privo di contraddizioni o incertezze, non condizionata da niente e da nessuno.
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’arrestato, confermando per lui i domiciliari e condannandolo al pagamento delle spese processuali.


