
Al supermercato basta poco per convincerci che un alimento sia più sano: una confezione verde, la scritta “bio” e qualche fogliolina disegnata. Ma i cibi biologici sono davvero migliori di quelli “normali”? Dal punto di vista nutrizionale, la risposta è meno entusiasmante di quanto il marketing faccia credere.
Gli studi scientifici infatti non mostrano differenze significative in termini di vitamine e minerali tra alimenti biologici e convenzionali: una mela resta una mela, bio o no.
Spesso contano molto di più fattori come la freschezza, la stagionalità e la varietà dell’alimentazione. Anche l’idea che il bio sia completamente privo di pesticidi è un mito: nel biologico sono ammessi pesticidi di origine naturale mentre nei prodotti convenzionali i residui, quando presenti, rientrano nei limiti di sicurezza stabiliti. Naturale, insomma, non significa automaticamente innocuo.
Altro mito da sfatare è quello secondo cui il bio farebbe dimagrire o sarebbe sempre più sano: un biscotto bio resta un biscotto, con zuccheri e calorie, e un alimento ultraprocessato non diventa salutare solo perché biologico.
Questo non significa che il bio sia inutile: può rappresentare una scelta etica e ambientale importante ma non è una garanzia automatica di salute. La vera domanda da porsi non è se un alimento sia bio o no ma che posto occupi nella nostra alimentazione quotidiana. Perché, alla fine, più che l’etichetta conta l’equilibrio.


