
E’ stata una notte di paura quella del 3 gennaio a Caracas. Tra gli italiani che vivono lì abbiamo raccolto le impressioni di Gino Fileri, con origini padulesi e teggianesi, che come tanti è stato svegliato dai bombardamenti inflitti dagli Stati Uniti sui presidi militari e su un aeroporto.
“Era l’1.40 quando ho sentito un missile che sorvolava Caracas. E’ scoppiata la guerra, ho pensato. Poi due ore di bombardamenti e fiamme hanno affollato l’orizzonte della mia finestra. Abbiamo avuto paura e aspettiamo il prossimo passo” dichiara ad Ondanews.
Gino e gli altri venezuelani attendevano ancora un commento, una spiegazione da parte del Governo e mentre eravamo al telefono la Vicepresidente del Venezuela ha parlato al popolo.
“Tutti hanno paura di uscire, le strade sono vuote – ci racconta -. Per fortuna stiamo bene, ma c’è una calma apparente fuori. Trump ha affermato che se non si arriva ad un accordo ci sarà un secondo bombardamento. Questo non lo vogliamo quindi speriamo in una transizione pacifica perché desideriamo avere tranquillità e non altri attacchi”.
Gino Fileri è un imprenditore nel settore meccanico e nella distribuzione di ricambi. Ha diversi dipendenti a suo carico e in questo momento la questione concreta che lo preoccupa maggiormente è l’inflazione che affligge da tempo il Paese e ha raggiunto picchi esagerati.
“Mi preoccupa poter dare gli stipendi e farò in modo che i miei dipendenti non vivano anche questo dramma. Negli ultimi quattro giorni l’inflazione è arrivata al 90%, ciò vuol dire che se prima si spendevano 200 euro per riempire il carrello della spesa, adesso ne servono 500. L’inflazione e la situazione politico-economica del Paese sono allarmanti” continua.
Quella sorta di liberazione che qualcuno ha mostrato alla notizia dell’arresto di Maduro non è stata commentata dal valdianese, il quale ha preferito non esprimere giudizi sull’operato del Presidente tantomeno sulla natura politica dell’intervento militare statunitense. Ciò a cui anela è la serenità.
“Mi rivolgo al popolo che si mobilita in Italia, chiediamo la pace e la tranquillità perché la grande colonia italiana qui non vuole vivere quello che hanno affrontato i loro nonni: la guerra. Vogliamo tornare alle nostre attività, a vivere senza paura, ad avere la possibilità di crescere come Paese e come mondo perché i problemi di qui si traslano sul resto del mondo (pensiamo al gas, al petrolio…)” afferma.
Adesso in Venezuela è un periodo di vacanza e le attività lavorative sono perlopiù ferme. Trascorsi questi giorni Gino e gli altri connazionali sperano di uscire di casa senza paura godendo di tranquillità e serenità. “Viviamo con la speranza” conclude il valdianese trapiantato a Caracas.
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