
Negli ultimi anni sembra che per stare bene serva una lista della spesa che pare uscita da un documentario di Netflix con bacche tibetane, semi amazzonici, polveri verdi dal nome impronunciabile. Sono i famosi superfood, cibi che promettono benefici quasi magici, ma quanto c’è di vero?
Secondo la narrativa comune un superfood avrebbe proprietà straordinarie, quasi “curative”. Un cucchiaio di questa bacca, un pizzico di quella polvere e automaticamente si ha più energia, meno fame e un metabolismo da atleta olimpico. La verità è che in nutrizione la parola “superfood” non esiste ma è un’etichetta commerciale per indicare cibi ricchi di nutrienti che però non sono affatto gli unici a esserlo.
La quinoa, ad esempio, non è più “super” di un semplice piatto di farro e le bacche di goji non battono certo le banalissime ma sicuramente valide fragole o more che troviamo al supermercato.
Non esistono alimenti magici: esistono diete equilibrate.
Ma allora perché se ne parla tanto? Per due motivi molto semplici: suonano esotici, quindi affascinano e costano di più, quindi fanno gola a chi li vende.
La cosa divertente è che molti “super nutrienti” si trovano tranquillamente anche nei cibi più comuni: gli omega-3 nelle noci, gli antiossidanti nei mirtilli, le fibre nelle carote e nei legumi. Nessuno di loro ha bisogno del mantello da supereroe per fare il proprio lavoro.
Il paradosso nasce dal fatto che molte persone cercano il superfood miracoloso mentre trascurano ingredienti che già abbiamo ogni giorno: verdure, frutta, cereali integrali, olio extravergine, legumi. Sono loro i veri “super” ma non si fanno pubblicità. Quindi più che inseguire il cibo del momento vale la pena puntare su varietà, equilibrio, stagionalità e semplicità.
Perciò è bene che si sappia che i superfood non esistono ma esistono cibi più o meno nutrienti e il vero superpotere ce lo dà la somma delle scelte quotidiane, non un ingrediente “di tendenza”.


