
“È noto che gli atti di violenza nei confronti delle donne sono in costante aumento e che l’età di vittime e aggressori è negli anni diminuita, come restituito anche dai report dei centri antiviolenza. Secondo l’Istat sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne che nel corso della propria vita hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale a partire dai 16 anni di età. Già soltanto la dimensione di questo dato è sufficiente a riconoscere quanto la violenza di genere sia un fenomeno sistemico, profondamente radicato nel nostro Paese e che potenzialmente può coinvolgere le donne di qualsiasi età e condizione sociale”.
Sono le parole espresse in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, istituita dall’Onu nel 1999 e che si celebra ogni 25 novembre, del presidente provinciale ANPI Potenza Maria Rosaria D’Anzi e di quella del Coordinamento donne ANPI Basilicata Antonella Giosa.
“E’ quanto mai urgente, a partire dalle agenzie educative, lavorare alla prevenzione del fenomeno e alla diffusione di una cultura contro la violenza di genere, al superamento di stereotipi e pregiudizi così largamente diffusi anche tra i giovanissimi, educando alle relazioni sane basate sui principi di parità e rispetto reciproco – continuano – Da questo punto di vista è evidente che la scuola, luogo per eccellenza di promozione dello sviluppo intellettuale e critico delle alunne e degli alunni, gioca un ruolo decisivo per eradicare i meccanismi alla base della violenza e i modelli culturali largamente diffusi anche tra i giovanissimi, che condizionano lo sguardo e inducono non di rado a minimizzare atti che sono invece gesti di prevaricazione. Per sconfiggere la violenza in tutte le forme in cui essa si manifesta occorre dunque parlarne senza infingimenti a partire dai luoghi della conoscenza, per avviare una riflessione sulla qualità delle relazioni e per promuovere una cultura basata sul rispetto reciproco”.
“Anche per questa ragione è quanto mai inaccettabile qualsiasi forma di spaccatura politica o di strumentalizzazione su questo tema, così come irricevibile è l’idea che la trattazione di questi argomenti debba essere subordinata a un inedito consenso da parte delle famiglie delle studentesse e degli studenti. La scuola è presidio della Costituzione e della democrazia. È luogo di resistenza rispetto a una pericolosa deriva moralistica che vede il nostro Paese sempre più diviso e sfigurato dalle disuguaglianze economiche e sociali, che relegano in particolar modo le donne a condizioni di svantaggio nell’ambito lavorativo, economico e sociale, al punto da renderle meno libere e più esposte alla violenza” concludono.


