
Ottobre ogni anno si tinge di rosa per sensibilizzare le donne sull’importanza della prevenzione nella lotta contro il tumore al seno, ma anche contro altre patologie oncologiche femminili. Uno screening periodico e la diagnosi precoce possono salvare la vita e rendere meno difficoltoso il percorso che porta verso la guarigione, fatto di interventi chirurgici, terapie oncologiche e non pochi disagi.
Le testimonianze dirette di chi ha vissuto l’esperienza del cancro servono a dare coraggio e consigli utili alle donne. Fare dono alle altre della propria storia personale è un sostegno prezioso per chi intraprende la sua lotta personale o semplicemente per chi ha deciso di sottoporsi ad uno screening. Angela è una donna di Sassano che tempo fa ha ricevuto come un fulmine a ciel sereno la diagnosi di cancro alla mammella. Con tenacia, forza e senza perdersi mai d’animo ha condotto la sua battaglia più importante.
- Quando ti sei accorta di avere un tumore al seno e come è successo?
Nel settembre del 2022 ho sentito all’improvviso due noduli al seno che nell’arco di pochi giorni notavo crescere rapidamente. Me ne sono accorta mentre stavo cambiando il pannolino a mio figlio. Lui, senza volerlo, mi ha colpito al petto con una gambina e, nel toccarmi il seno dopo l’urto, ho notato che c’era qualcosa di anomalo e di preoccupante. Siccome sempre più di frequente si sentono storie di donne con tumore al seno, ho subito pensato che ci fosse qualcosa di strano anche in me.
- Che tipo di percorso hai dovuto affrontare?
Da subito mi sono rivolta al chirurgo oncologo Tommaso Pellegrino, tra i massimi specialisti in senologia. È stato lui ad effettuare la prima ecografia al seno. Subito dopo, avendo capito cosa avevo e senza perder tempo, mi ha fatta sottoporre a tutti gli esami del caso presso il Secondo Policlinico di Napoli. La diagnosi di cancro alla mammella era chiara. Così, per tentare di ridurre la massa prima di un intervento, mi sono sottoposta alla chemioterapia. Purtroppo dopo il secondo ciclo i medici hanno notato che la chemio non aveva avuto efficacia e quindi hanno deciso di operarmi subito praticando una mastectomia radicale. Dopo l’intervento ho fatto radioterapia per un mese, così come previsto dai protocolli.
- Qual è stato il momento più difficile per te?
Sicuramente quando dopo i due duri cicli di chemioterapia una dottoressa che mi stava facendo l’ecografia per controllare l’andamento del mio tumore mi ha preso la mano per comunicarmi che non vi erano stati progressi positivi. Aveva gli occhi lucidi, era sinceramente addolorata e mi disse: “Non puoi immaginare quanto mi dispiace, ma non è diminuito neppure di un millimetro!“.
- Che consigli senti di poter dare alle donne, giovani o meno giovani, riguardo alla prevenzione?
Di sottoporsi regolarmente alla mammografia e all’ecografia almeno una volta all’anno e di non rimandare mai i controlli medici, soprattutto quando si nota che il seno ha qualcosa che ci sembra strana. Rivolgendosi subito al medico si possono evitare conseguenze più pesanti come un intervento radicale o terapie più lunghe e invasive.
Nel mio caso, inoltre, c’era stato un episodio di familiarità e per questo motivo consiglio alle giovani donne le cui madri, sorelle, nonne o zie hanno avuto una diagnosi di tumore al seno di controllarsi più spesso senza pensarci troppo e senza temporeggiare. In queste malattie il tempo è un fattore determinante e agire presto può davvero essere un’arma vincente.
- E a quelle che hanno appena ricevuto una diagnosi di tumore al seno?
Di non scoraggiarsi e, prima di ogni cosa, di accettare la malattia. In questi anni ho conosciuto donne che si chiedevano di continuo: “Perchè a me?“. È un atteggiamento che non aiuta a guarire. Consiglio anche di affidarsi esclusivamente ai medici, come io ho fatto con il dottore Pellegrino. Di non cercare troppe informazioni su Internet, ma di seguire i consigli del senologo e dell’oncologo. Ricordo che io dissi al mio medico: “Non voglio sapere il nome del tumore di cui soffro o di cosa si tratta nello specifico per andare a casa e fare ricerche sul Web. Voglio solo seguire il percorso che è necessario per risolvere questo problema”. Mi affidai a lui completamente. Bisogna farsi forza innanzitutto da sole, nonostante in questi casi sia molto utile il supporto della famiglia. Proprio ai familiari di chi si ammala di cancro dico di essere più ottimisti, di non farsi vedere affranti, almeno in presenza della persona malata. Io ho trovato tanta forza in me stessa e posso dire che questo atteggiamento mi è stato molto di aiuto.

