
– Lettera aperta della professoressa Franca Maria Cancro Cimino –
“Cedete lo passo”, questa breve frase dal sapore manzoniano, che ci riporta a tempi in cui passare per primi segnava il censo e marcava le distanze sociali, ci rimanda, inevitabilmente, ad un’idea di arrogante affermazione di sé, di ostentazione del proprio potere che, in termini meno eleganti e più cinematografici, si condensa nel celebre “io sono io e tu… non vali niente”.
Non credo che convinzioni siffatte abbiano indotto i competenti organi, nonché comitato festa, nonché autorità religiose a stabilire che si anticipasse a venerdì 12 la tradizionale processione di popolo che accompagna la Statua della Madonna della Misericordia dalla chiesetta di campagna alla Cattedrale.
La ricorrenza, molto cara al sentimento religioso della comunità, si celebra la seconda domenica di settembre cadendo, così, sempre vicina al 12, giorno del nome di Maria, e prevede appunto che la Statua resti esposta in Cattedrale la notte tra il sabato e la domenica per poi ritornare alla Sua casa la domenica mattina.
In una delle sere della novena, il parroco Rev. don Angelo Fiasco ci ha informato del cambiamento di programma dovuto alla chiusura delle strade nel giorno 13, causa l’atteso afflusso di pubblico per lo spettacolo di Casa Surace con annessa cena in piazza, musiche e babà da Guinnes dei primati.
Nessuno attribuisce la concezione del mondo propria del Marchese del Grillo a chi ha stabilito tale modifica al programma religioso, scaturita chiaramente da esigenze attinenti alla mobilità sul territorio, ma ci si poteva pensare prima e proporre alla compagnia teatrale un’altra data.
A tutti è sembrato quantomeno singolare che la Madonna “cedesse lo passo” ad una delle innumerevoli serate goderecce tutte uguali che allietano la sopravvivenza dei borghi che si spopolano.
A nessuno la decisione è apparsa opportuna ma per quella rinuncia a dire la propria su temi dirimenti che, da tempo, investe le nostre comunità, abbiamo tenuto nel nostro cuore lo stupore, il senso di amarezza, senza parlare, senza chiedere, senza esprimere il nostro rammarico, così, forse senza una ragione, forse soltanto per non turbare l’atmosfera.
Ma poi, piano piano, in chi prima e in chi dopo, quell’ amaro turbamento ha preso forma in parole forti e indignate che mi hanno fatto pensare: “C’è ancora in questo paese il senso di cosa è giusto e cosa non lo è”.
La questione è tutta qui e mi è stata ben esposta dalla immediatezza espressiva di un fedele: non è giusto che la processione della Madonna faccia spazio a uno spettacolo di comici. Comici niente di più.
Ma di cosa ci stupiamo? Di cosa mi stupisco io irriducibile osservatrice di fatti e costumi?
Da decenni “cediamo lo passo” senza scomporci quando immani tragedie di popoli derubati della loro terra ci strappano un laconico “poveri bambini!”, senza mai avventurarci in un giudizio di merito; “cediamo lo passo” quando palesi interessi guerrafondai rischiano di precipitarci in un ignoto senza ritorno e ci rinchiudiamo in un “dobbiamo pur difenderci!”; “cediamo lo passo” quando nell’arco di pochissimi giorni sette operai, sette padri di famiglia salutano al mattino i loro figli ma non tornano la sera perché muoiono, sì, muoiono sul posto di lavoro per un pezzo di pane e diciamo “è stata una disgrazia!”.
“Cediamo lo passo” quando col mondo in fiamme ci lasciamo ubriacare in serate di edonistico nulla o ci esaltiamo per un abito, un paio di scarpe, una foto permettendo che il senso della nostra vita, la nostra stessa vita, venga ridotta a merce.
SÌ, “cediamo lo passo” sempre, l’abbiamo imparato così bene!
Perché dunque stupirsi se in questo mondo senza Dio si chiede anche alla Madonna di “cedere lo passo” a Casa Surace a cui, ci conforti saperlo, abbiamo demandato il compito di “promuovere il territorio”?
– Franca Maria Cancro Cimino –


