
Una serata di vibranti emozioni grazie al Musical San Pietro de Tumusso è stata quella di ieri a Prato Comune, frazione di Montesano sulla Marcellana.
Una rappresentazione storica ambientata nei luoghi autentici in cui vissero i monaci Basiliani, il monastero di San Pietro de Tumusso di cui si hanno notizie scritte sin dal 1100. La chiesa di San Pietro aveva un ruolo primario nell’economia del territorio, infatti lì facevano capo tutte le grancie.
Il musical vede come main sponsor l’Amaro del Tumusso grazie alla sensibilità del suo ideatore Vincenzo Fagiolo che ha sposato immediatamente questa proposta artistica. La preparazione di bevande con erbe benefiche era una delle attività condotta dai monaci, da qui la presenza di un’anfora del Tumusso nella scenografia.
La musica e la numerosa presenza scenica hanno creato un ritmo d’azione piacevole da seguire e che ha permesso allo spettatore di vedere quel che accadeva nel medioevo a Prato Comune e nel comprensorio. Ironico il dialogo tra fra’ Laurisio e un monaco proveniente dal Convento di Santa Maria di Rofrano, che il principe Canfora di Policastro fece sgomberare.
Fra’ Laurisio introduce al monaco le attività che svolgono giornalmente a San Pietro e gli svela, a bocca quasi serrata, la bevanda a base di erbe che avevano preparato. “Onorato nell’oncio una bevanda inebriante, fatta di erbe. Ma una ve la posso dire…la genziana. Poi c’è l’elicrisio scoperto dagli antichi romani che lo utilizzavano per adornare le tombe dei cari” racconta il frate.
A questo punto la scena cambia e regala al pubblico un’emozionante cammeo del soprano Martina Bianculli, reduce da una grande interpretazione di Mimì nella Bohème di Puccini al teatro di Fossano. Nei panni di una madre “misera e felice” abbandona un neonato sulla soglia del monastero, scena frequente a quei tempi. Da lì la musica e i canti raccontano la gratitudine dei monaci Basiliani a Dio e alla natura sempre prospera.
Il monastero di San Pietro de Tumusso era sotto l’egida di Grotta Ferrata, infatti il vicario si reca in visita a Prato Comune. Nel dialogo tra i frati del Tumusso e il vicario si evince lo stile di vita povero scelto dai primi: “Troppo paupera questa chiesa – ammonisce il vicario -. Ordino che si commissionino 6 tovaglie, un numero cospicuo di paramenti e una tela centrale che solennizzi questo santo luogo perché il nostro monastero è la Casa di Cristo. Altresì Copia della Regola di San Basilio redatta dal Cardinale Bessalione”.
Terminato questo quadro, dopo l’intervento di Fra’ Leone che preso dalla cupidigia inquina il grano dei monaci, la rappresentazione si è spostata davanti al mulino. Fonti storiche narrano che nel 1638 per la festa di San Pietro i monaci erano soliti distribuire pane con il grano proveniente dai paesi nei dintorni, ma quel giorno il pane era nero. I contadini, affamati, iniziarono una rivolta e decisero di non pagare più il censo. A colpi di note musicali gli spettatori hanno assistito alla zuffa e infine alla riappacificazione.
I testi recitati dagli attori riportano fedelmente fatti e contenuti delle testimonianza storiche ricostruiti da Maria Totaro Pepe, con le musiche originali di Romeo Mario Pepe e la regia di Alessandra Totoli. Dunque, il sagrato della chiesa di San Pietro e il Mulino antico dei Basiliani sono diventati due palcoscenici naturali in cui si è esibito il coro Polimnia diretto da Annamaria Torresi, il soprano Martina Bernabò, i baritoni Mariano Mirra e Carmine Modola e poi Vicente Pepe, Gianluca Rosciano, gli attori Michele Rizzo, Salvatore Musella, Lorenzo Melillo e tanti altri. I costumi sono stati curati da Marianna Di Florio.
“E’ sempre bello far rivivere questo posto che ora appartiene alla mia famiglia. In questi luoghi si è fatta la storia e oggi ne abbiamo restituito uno stralcio alla comunità – ha riferito Romeo Mario Pepe -. Ringrazio molto il coro di Padula che mi ha seguito cogliendo ogni direttiva e lo ringrazio perché ha consentito di dare un volto autentico al musical: la fisionomia di quel popolo che nel Medioevo abitava questi luoghi. Stiamo già immaginando delle novità per il prossimo anno sia in termini logistici che drammaturgici”.Â
Grande soddisfazione anche per Vincenzo Fagiolo, presidente dell’associazione “San Pietro de Tumusso”. “Il Musical è molto suggestivo e l’Amaro del Tumusso è l’esempio eterno delle conoscenze e delle pratiche officinali messe in campo dai monaci. Noi abbiamo ripreso una loro ricetta, rendendo però un gusto armonico e inconfondibile all’amaro indiscusso. Siamo felici di sostenere questa rappresentazione che crescerà sempre più”.Â






