
Pollini e allergeni nell’aria possono causare starnuti, occhi arrossati, fino a difficoltà respiratorie nei più piccoli. Come possiamo riconoscere un’allergia stagionale e aiutare il bambino a stare meglio? Ce lo spiega la dottoressa Letizia Ciliberti, pediatra in formazione specialistica in Allergologia pediatrica e Nutrizione infantile, dedicata alla salute e al benessere di neonati, bambini e adolescenti fino ai 18 anni.
I sintomi più comuni sono il naso chiuso e che cola, prurito agli occhi e al naso, starnuti e lacrimazione. Possono associarsi altri disturbi come asma, disturbi del sonno e stanchezza, otiti e sinusiti.
Cosa fare? Evitare di uscire nelle ore di picco dei pollini e consultare i calendari pollinici. Uno sempre aggiornato è il “bollettino dei pollini” oppure l’app “Meteo Allergie”.
Lavare spesso viso e mani dopo essere stati all’aperto, fare la doccia e cambiare gli abiti, areare la casa nei momenti giusti, mantenendo basso il grado di umidità degli ambienti. Avere cura delle pulizie domestiche impedisce agli allergeni di depositarsi. È bene spolverare accuratamente le superfici con un panno umido e utilizzare aspirapolveri con filtro HEPA.
Quando evitare di uscire? I pollini sono più presenti nell’aria tra le 5.00 e le 8.00 e tra le 17.00 e le 20.00. Meglio preferire le ore centrali della giornata o uscire dopo la pioggia, quando la concentrazione di allergeni è più bassa. Fare inoltre attenzione ai momenti di tosatura dei prati.
Quando consultare il pediatra? Se i sintomi persistono o interferiscono con la vita quotidiana il pediatra può consigliare la soluzione più adatta, inviando ad uno specialista in Allergologia per gli approfondimenti del caso.
Quando invece si sospetta un’allergia alimentare è necessario rivolgersi al pediatra o ad uno specialista in Allergologia pediatrica che indicheranno la necessità di test specifici per individuare con precisione la sostanza responsabile della reazione. Tra gli esami più utilizzati ci sono lo Skin prick test (SPT), un esame base della diagnostica allergologica di esecuzione semplice e poco invasiva, con risposta già in corso di visita nell’arco di 15 minuti; gli esami del sangue che rilevano la presenza di anticorpi specifici della classe IgE contro determinati alimenti; il test di provocazione orale (TPO), una somministrazione controllata, a dosi progressivamente crescenti, dell’alimento eseguita in ambiente medico con il posizionamento di un accesso venoso per poter intervenire in maniera rapida con la somministrazione di farmaci qualora ce ne sia bisogno.
Una volta identificata l’allergia è essenziale adottare misure per evitare l’esposizione all’allergene, che consistono in diete di eliminazione dell’alimento o degli alimenti cui si è risultati allergici, compresi i derivati. I genitori devono imparare a leggere con attenzione le etichette alimentari e a riconoscere eventuali ingredienti nascosti. Preparare i pasti in casa permette di avere un maggiore controllo sugli ingredienti e di ridurre il rischio di contaminazione. Talora è utile anche un supporto nutrizionale, poiché per alcuni alimenti come il latte, l’uovo e il grano è necessaria un’integrazione sostitutiva di energia e macro o micronutrienti.
Un aspetto fondamentale della gestione è anche il supporto psicologico. I bambini con allergie alimentari possono sentirsi esclusi in occasioni sociali come feste o pranzi scolastici. Per questo motivo è utile educarli a riconoscere i cibi sicuri e insegnare loro come comunicare le proprie esigenze agli altri. Nonostante tutte le precauzioni può capitare che il bambino entri accidentalmente in contatto con l’allergene. In questi casi è essenziale mantenere il controllo, allontanare l’alimento e osservare il bimbo: se i sintomi sono lievi, come prurito o la comparsa di qualche ponfo di orticaria o gonfiore delle labbra, si può somministrare un antistaminico; se i sintomi risultano diffusi o compaiono dolore addominale, nausea, congestione nasale o starnuti, bisogna essere pronti alla somministrazione di cortisone. In presenza di difficoltà respiratorie o altri segni di anafilassi è necessario intervenire immediatamente con un’iniezione di adrenalina e contattare i soccorsi.
Dopo la prima visita allergologica sarà lo specialista a indicare sul referto i farmaci specifici e i relativi dosaggi in base al peso del bambino, oltre che un preciso “action plan” soprattutto in caso di pregressa reazione anafilattica, dove viene esplicitato per ogni sintomo il tipo di azione terapeutica da mettere in pratica.
Per prenotare una visita con la dottoressa Letizia Ciliberti, che riceve allo Studio Dentistico Innamorato in via Provinciale a Teggiano, è possibile rivolgersi al numero 344-5975865.
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