
Ex parroco e perpetua condannati per atti persecutori nei confronti di una giovane parrocchiana nel Cilento.
Secondo la ricostruzione ci sarebbero stati prima consigli, poi forzata assistenza, infine dei veri e propri atti persecutori con tanto di pedinamenti. La donna ha così deciso di denunciare tutto.
Il prelato è stato condannato a un anno e otto mesi, con pena sospesa, dal giudice del Tribunale di Vallo della Lucania che ha valutato il caso. Con lui è stata condannata, a otto mesi e pena sospesa, anche la sua perpetua.
Secondo quanto emerso dalle indagini il parroco ha cominciato ad interessarsi agli spostamenti della donna e alle persone che frequentava. Per oltre un anno avrebbe inviato alla parrocchiana messaggi molto poco spirituali seguendola nei suoi spostamenti. Il tutto sostenuto anche dalla perpetua che avrebbe seguito il sacerdote appostandosi con lui per capire i movimenti della vittima e le sue frequentazioni.
Il sacerdote avrebbe contattato la madre della donna cercando di convincerla che l’uomo che la figlia frequentava era un delinquente e che dunque era necessario che la relazione, per il suo bene, finisse al più presto. Un crescendo di comportamenti sempre più preoccupanti ed esasperanti culminati in un inseguimento in auto che hanno spinto la malcapitata a chiedere aiuto.
“La Diocesi di Vallo della Lucania esprime tristezza e dolore per i fatti che vedono coinvolti un sacerdote e una sua collaboratrice condannati in primo grado di giudizio per atti persecutori nei confronti di una parrocchiana – fanno sapere dalla Diocesi – Il Vescovo Vincenzo Calvosa rinnova vicinanza, sostegno e solidarietà alla vittima e all’intera comunità provate da una vicenda che ha provocato e continua a provocare sconcerto e imbarazzo. La Diocesi, che sin dall’inizio ha agito seguendo quanto previsto dall’ordinamento canonico, esprime piena fiducia nell’operato delle autorità competenti e resta a loro disposizione, anche relativamente ai successivi gradi di giudizio”.


