
Lettera aperta di Maria Teresa Citera, sorella di un paziente dell’Hospice Sant’Arsenio
Accanto a mio fratello, insieme alla moglie, ho vissuto 40 giorni all’Hospice di Sant’Arsenio, un posto che prima di conoscerlo prensavo fosse buio e disperato. Lì, nel dolore, ho trovato un team di medici, infermieri, personale oss, addetti alle pulizie la cui sensibilità e vicinanza al prossimo sono sorprendenti.
Il dottore Clemente Brigante in primis ha ben chiara la missione di un medico: ha messo in pratica ogni giorno la sua umanità con parole di conforto, comunicato in modo chiaro il decorso della malattia, avuto empatia verso tutti noi familiari. Sicuramente lo hanno sollecitato la simpatia e la bontà di mio fratello, ma non è scontato trovare un clima amorevole in un posto che ti accompagna verso l’ultima ora.
L’Hospice è il luogo in cui ho gli ultimi ricordi di mio fratello. Non è un posto in cui “si va a morire” ma è un abbraccio che ti accoglie fin quando chi è ricoverato lì esala l’ultimo respiro. Accompagna il malato e la famiglia ad affrontare quel momento con tutte le attenzioni possibili.
La struttura a Sant’Arsenio funziona davvero bene, è un punto di riferimento per pazienti e malati e per il bene dell’intero comprensorio bisogna che l’Hospice migliori ancora. Ad esempio, abbiamo potuto guardare la TV in camera grazie ad una donazione. Cercheremo anche noi di contribuire a rendere ancora più confortevole il soggiorno di quanti avranno bisogno di recarsi lì. Faremo del bene agli altri in nome di Mimino.
Grazie di cuore al dottor Brigante e a tutti gli operatori sanitari che ho incontrato.
– Maria Teresa Citera –


