“Psicologica…Mente” – Genitori e figli: quando le sculacciate…fanno male. Come imparare a gestire la rabbia























Psicologicamente logo“Uno schiaffo non ha mai fatto male a nessuno!” Quante volte è stata detta o sentita questa frase? E quante volte i figli hanno ricevuto schiaffi e sculacciate dai genitori, esasperati dai loro capricci?
Davvero è una giusta soluzione ricorrere al “ceffone”? Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Lauria nel terzo appuntamento di “Psicologica…mente”

  • D. – Dott.ssa Lauria, le nostre nonne da sempre affermano che “qualche sculacciata non ha mai fatto nulla di male, anzi…” Cosa ne pensa?

R. – “Essere un genitore può essere difficile e frustrante, ma se si impartisce una disciplina chiara, concisa ed equa, si riuscirà a crescere il proprio figlio in modo che sia rispettoso e si comporti bene. La sculacciata come la punizione è da considerarsi l’ultima soluzione dopo tutta una serie di tentativi di confronto e di dialogo con il proprio figlio. E anche quando il genitore decide di impartire una sculacciata al proprio figlio, non solo dovrebbe spiegargli i motivi per cui lo fa ma dovrebbe anche cercare di farlo in privato per non provocare sentimenti di umiliazione. Empatizzare con i propri figli, cercare di capire i motivi che li hanno portati ad agire nel modo sbagliato e nello stesso tempo spiegarli anche che quel comportamento è sbagliato. Dare spiegazioni aiuta di molto a creare una relazione di fiducia e rispetto reciproco ed è sicuramente l’atteggiamento più efficace da tenere”

  • D. – Quanto è importante non far prendere il sopravvento ai capricci di un figlio e come far valere le proprie posizioni?

SGRIDARE-FIGLIR. – “Io non parlerei di capricci ma di bisogni. I conflitti tra genitori e figli sono dovuti solo all’incomprensione dei bisogni reciproci e nascono dal modo in cui genitori o il figlio cercano di soddisfare questi bisogni. Definire un problema in termini di bisogni è il primo passo per giungere alla soluzione del problema stesso. Il comportamento umano ha obiettivi non sempre conosciuti a livello cosciente neanche dalla persona che li attua: mettiamo in atto quell’azione invece di quell’altra perché ciò ci serve a soddisfare un nostro bisogno e tale soddisfazione rappresenta l’obiettivo del nostro comportamento”







  • D. – Qual è il giusto comportamento che i genitori dovrebbero assumere?

R. – “Comprendere i bisogni dei propri figli da piccoli e poi da adolescenti non è semplice. Il compito più importante del genitore è imparare a intuire con il sentimento il senso che possono avere le cose per suo figlio e comportarsi di conseguenza, in questo modo farà ciò che è più utile per entrambi e inoltre renderà più profondo e positivo il loro rapporto”

  • D. – Come può un genitore svolgere al meglio la sua funzione di cura e di educazione nei confronti del figlio e stressarsi il meno posssibile?

R. – “I bambini hanno dei bisogni, ma anche gli adulti ne hanno e, per soddisfare quelli dei loro figli, è importante che si occupino anche dei loro, che si “nutrino” per potere nutrire, che si prendano cura di sé, per poter prendersi cura dei figli. Cosa vuol dire aver cura di sè? Si possono fare degli esempi: ristrutturare il proprio tempo (pianificarlo in modo da avere sempre tempo per sé, per conservare, le proprie energie e il proprio umore), imparare a chiedere sostegno e aiuto, riconoscere le proprie competenze risorse, stimarsi positivamente, chiedere confronti e conferme al proprio agire, individuare altri genitori con cui condividere le esperienze, seguire i propri interessi, mantenere spazi di coppia, coltivare amicizie e relazioni dense dal punto di vista affettivo”.

– Claudia Monaco – ondanews –

 

































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