Al via la rubrica “Pro…verbalmente inteso: proverbi tradizioni e credenze popolari”, un viaggio nel mondo affascinante e misterioso delle tradizioni e delle credenze popolari del Vallo di Diano.
L’argomento di oggi è l’“ucchiatura” e tutto quello che appartiene al mondo mistico e fantastico delle credenze antiche.
Un famoso proverbio che le nostre nonne ricordano e tramandano è: “mmìria nu nd pòzz e ffattùra t fàzz”. Le fatture, praticate fin dagli albori della civiltà, sono delle forze oscure e occulte che hanno come causa scatenante principale l’invidia nei confronti di qualcuno.
Esse potevano dipendere sia da forze positive che negative e dunque, a seconda dei casi, si parlava di magia bianca controllata dalle forze della natura o magia nera controllata dalle forze del male.
Più in generale, comunque, le fatture venivano commissionate alle cosiddette fattucchiere o megere che, svolgendo determinati riti, andavano a danneggiare o manipolare le capacità di un determinato individuo dal punto di vista fisico o mentale.
Le fatture, che potevano rivolgersi oltre che all’uomo, anche a piante ed animali, si distinguevano in due tipi: dirette, se la fattucchiera, attraverso cibi e bevande a diretto contatto con la vittima, infliggeva la propria magia; indirette, molto più potenti ed utilizzate se venivano stregati oggetti, foto, abiti, ciocche di capelli appartenenti al mal capitato.
Appartenenti al mondo della magia popolare anche i famosi filtri d’amore che, si credeva, servissero per risolvere i problemi fra marito e moglie o per far innamorare qualcuno di sé.
Il tipico filtro d’amore era fatto con il sangue mestruale della fanciulla, misto a vino o cibo destinati all’uomo che si voleva far innamorare. Viceversa, se rivolto alla donna, veniva utilizzato lo sperma del giovane.
Molte ricette però, prevedevano l’uso di erbe, a volte velenose, tra le quali belladonna, cicuta e stramonio. malocchio
Fatture molto più potenti e maligne miravano, invece, alla morte di un individuo e si manifestavano attraverso mali incurabili che debilitavano costantemente e di cui non si riconoscevano le cause.
Per sciogliere le fatture venivano praticati gli esorcismi e ci si rivolgeva agli stessi maghi che erano in grado di procurarle. Anche in tal caso, venivano utilizzati oggetti, pozioni, preghiere e frasi in grado di sciogliere i malefici.
Numerosi nel territori valdianese i maghi e le fattucchiere, come ad esempio Maria Marmora a Polla, decapitata in piazza dopo aver rapito un bambino. In quell’occasione, si narra che il suo corpo continuasse a muoversi anche senza testa. A Montesano, invece, famosi sono stati Zio Antonio e “Manimuzz”.Legata al mondo delle fatture è “l’ucchiatura”, ovvero il malocchio. Esso consiste nella capacità di una persona di fare del male ad un’altra, senza accorgersene e solo con lo sguardo, sempre a causa dell’invidia; a tal proposito, un altro proverbio recita: “pòt cchiù a mmìria can a scuppttàta”. Infatti, il malocchio si manifesta con forti mal di testa, debolezza, vomito e mal di stomaco.
Utili allo scioglimento del malocchio sono usati ancora oggi amuleti, immagini sacre, monetine di ferro. Per i neonati, in passato, la madre metteva nella culla, sotto il materasso, numerosi oggetti portafortuna come forbici o teste d’aglio.
Famosa è la preghiera, recitata dagli anziani ancora oggi, affinchè si sciolga il malocchio. Essa può essere rivelata solo la notte di Natale o Pasqua, pena la sua inefficacia.– Sara Maggio – ondanews – 

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