Questa mattina la Squadra Investigativa Comune composta dalla Repubblica Italiana e da quella Moldava ed in particolare dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, dalla Procura di Chisinau, dall’Arma dei Carabinieri del Comando Provinciale di Potenza e del Reparto Operativo Nucleo Investigativo e del Comando per la Tutela del Lavoro di Roma, dalla Polizia Moldava, con l’indispensabile cooperazione fornita da Eurojust, ha eseguito, contestualmente, in Basilicata un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza nei confronti di sei persone, cinque cittadini moldavi e un italiano, tutti gravemente indiziati di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani ed all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

I sei sono Valentina Duca, Mircea Axenti, Lilia Axenti, Laura Para, Ugo Caivano e Mariana Cristea, quest’ultima rintracciata e arrestata a Padova. La vasta, capillare e complessa attività d’indagine, svolta dalla Squadra Investigativa Comune grazie al fondamentale supporto offerto dal Desk Italiano di Eurojust, ha sviluppato due diverse, ma analoghe, indagini, una delle quali coordinata dalla D.D.A. lucana e l’altra dalla Procura Moldava di Chisinau che hanno consentito di acquisire elementi indiziari ritenuti gravi dagli inquirenti italiani e moldavi in ordine all’esistenza del sodalizio criminoso che operava fra l’Italia e la Moldavia.

Si è trattato della prima, storica sperimentazione da parte della Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza dello strumento della Squadra Investigativa Comune che, nell’occasione dell’operazione denominata “Women Transfer“, ha permesso di intessere una proficua sinergia operativa con l’Autorità Giudiziaria di un altro Paese europeo, mediante lo scambio di informazioni ed elementi d’indagine raccolti da ciascuno degli Uffici anche attraverso il raccordo garantito da Eurojust e dalle forze di polizia italiane e moldave, abilmente supportate da Europol che ha consentito alle diverse Procure di operare anche in territorio estero, fianco a fianco con gli inquirenti di un altro Paese.

Le indagini interne ed internazionali, svolte fra l’altro mediante intercettazioni telefoniche, captatori informatici, GPS, monitoraggi e pedinamenti sia classici che a distanza attraverso l’uso di videocamere, hanno consentito di acquisire indizi ritenuti gravi dagli inquirenti sull’esistenza di un sodalizio con base logistica a Potenza, ma operativo tra il capoluogo lucano e la Moldavia, dedito al reclutamento di donne vulnerabili ed in condizioni sociali, familiari ed economiche precarie, da impiegare in Italia come badanti presso famiglie della provincia di Potenza e Matera in nero ed in condizioni di grave sfruttamento lavorativo, riguardanti gli orari di lavoro, massacranti e continui, senza adeguato riposo, senza alloggio dignitoso, senza garanzie previdenziali ed assistenziali, con paghe che, al netto delle trattenute per i debiti maturati dalle donne e degli orari di lavoro, sono risultate di gran lunga inferiori a quelle previste.

Il sodalizio capeggiato da Valentina Duca si occupava dell’organizzazione dei viaggi tra la Moldavia e l’Italia eseguiti nella maggior parte dei casi dal figlio Mircea Axenti, agevolato dalla moglie Lila Axenti che monitorava la fase organizzativa mediante la raccolta delle prenotazioni e l’acquisizione dei passaporti biometrici da cui venivano ricavati i dati delle donne utili alla preparazione dei documenti contraffatti (certificati sanitari anti Covid-19, contratti di lavoro strumentali a garantire il passaggio della frontiera, etc.). Le donne giungevano in Italia già gravate dal debito di viaggio a cui si aggiungeva l’ulteriore debito per l’alloggio messo a disposizione dal sodalizio in attesa del collocamento lavorativo, situato in pieno centro storico a Potenza, e la tangente, pari a 100 euro mensili, applicata sulla retribuzione a titolo di compenso per il procacciamento del lavoro.

A garanzia del debito le stesse, su disposizione del capo Valentina Duca, in questo agevolata dalle due fiduciarie Mariana Cristea e Laura Para, privava del passaporto le vittime a cui veniva restituito solo al saldo di quanto dovuto.

Le indagini hanno evidenziato che le badanti erano sottoposte a una perdurante intimidazione, esercitata anche tramite Mircea Axenti, che le minacciava di aggredirle ovvero di farle prostituire in caso di insolvenza o comunque di riluttanza alla rigida sorveglianza a cui erano sottoposte. Nei casi più gravi si è rilevato come tale intimidazione sia sfociata in vere e proprie forme di costrizione fisica, come quella a danno di una donna che, su disposizione di Valentina Duca, è stata segregata nella stanza dell’alloggio del centro storico, e di aggressione, come quella a danno di una badante che è stata colpita con pugni. Lo stringente controllo che il sodalizio esercitava sulle donne si estrinsecava per tutta la durata della permanenza in Italia, in quanto veniva loro imposto di rientrare in Moldavia attraverso i viaggi organizzati ed effettuati dallo stesso Mircea Axenti.

Le indagini hanno inoltre permesso di far luce sulle condizioni alloggiative degradanti in cui le vittime si trovavano sia durante la permanenza presso l’abitazione, sia in alcuni casi presso le abitazioni delle famiglie dove venivano impiegate, in quanto costrette a dormire sul pavimento, a condividere lo stesso letto con più persone, talvolta anche con la stessa persona assistita.

Il quadro indiziario relativo allo sfruttamento lavorativo è stato acquisito anche attraverso una attenta osservazione dell’orario di lavoro delle donne risultato, di fatto, gravemente difforme rispetto alle vigenti disposizioni del CCNL di categoria, in quanto in molti casi erano impiegate h/24 con rinuncia al riposo giornaliero ed al riposo settimanale.

Le condizioni di lavoro venivano imposte da Valentina Duca che si occupava del collocamento delle badanti presso le famiglie, concordando durata e modalità di impiego presso i soggetti collocatari, secondo un tariffario prestabilito unilateralmente dalla donna rispetto a cui le badanti non avevano alcun potere di autodeterminazione contrattuale.

Infine si deve sottolineare come siano stati acquisiti elementi indiziari considerati gravi dagli inquirenti che evidenziano la capacità organizzativa del sodalizio, che nel solo periodo compreso tra gennaio e maggio di quest’anno, ha effettuato ben sedici viaggi tra l’Italia e la Moldavia, malgrado le restrizioni alla circolazione delle persone imposte dall’emergenza sanitaria in atto. Tale capacità organizzativa si è espressa anche attraverso la meticolosa cura della logistica, essendo emersa la costante disponibilità di una sorta di taxista, Ugo Caivano, impegnato nel garantire gli spostamenti delle badanti secondo le disposizioni impartitegli da Valentina Duca. Durante le indagini è stato possibile quantificare un numero complessivo di 87 vittime.

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