4 thoughts on “Traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale. 7 arresti nel Vallo di Diano

  1. Concordo con le parole di Giulio Pica e faccio mio il suo ringraziamento, rivolto alla magistratura inquirente e alle forze dell’ordine, istituzioni che hanno evitato ulteriori danni all’ambiente.

    Su quest’ultimo tema, ossia quello della tutela dell’ambiente, il mondo dell’editoria e gli operatori culturali dovranno aprire una finestra speciale: bisognerà presto (si spera) intavolare un dibattito serrato su quelle che sono le potenzialità del nostro territorio in ambito naturalistico e paesaggistico.
    Il Vallo di Diano, infatti, secondo il mio punto di vista, è stato vessato, da lunghi anni ormai, da una politica ambientale sciagurata, portata avanti con pervicacia inusitata. Infatti, invece di preservare e valorizzare le nostre caratteristiche locali, abbiamo ignorato (nel migliore dei casi) oppure deturpato quanto la natura ci offriva. E vengo a fare solo un breve elenco.

    A Silla di Sassano avevamo un’oasi naturale, che ospitava specie avicole di varie specie (taccole, beccaccini, anatre, etc.), riconosciuta di pregio ambientale da uno studio della Comunità Montana del lontano 2003: il boschetto paleo palustre. Questo sito adesso è diventato una zona industriale, dove le opere di urbanizzazione sono state effettuate da una ditta di Casal di Principe (CE). Tutta la documentazione di questa triste storia è possibile reperirla sul mio blog personale, non più aggiornato per via dello stesso scoramento che traspare nelle parole di Giulio.

    A Teggiano, un altro sito di pregio ambientale: l’areale della cicogna. E là, proprio là, nella località denominata “Pantano”, un’altra zona industriale. La nostra associazione stilò e fece recapitare un’interrogazione parlamentare al gruppo dei Verdi su queste due zone industriali create a distanza di pochi chilometri l’una dall’altra. Tale interrogazione fu prima presentata al Ministro dell’Ambiente dell’epoca e poi ritirata, essendo prontamente intervenuto allo scopo un parlamentare successivamente chiamato a ricoprire il ruolo di Presidente dell’Ente Parco.

    Può sembrare un episodio poco significativo, inoltre, il ritrovamento e la segnalazione di una vena di acqua sulfurea nella zona pedemontana che va da Silla a Teggiano, ignorata da tutti, soprattutto da chi avrebbe potuto e dovuto indagare sulle caratteristiche dell’acqua che spontaneamente sgorga, primavera dopo primavera, nei pressi di un “ex-macello” adesso isola ecologica a Silla di Sassano: un esempio plastico di eterogenesi dei fini, da far studiare a scuola.

    In questo scenario culturale e politico-amministrativo fioriscono competenze e abilità, quali quelle scoperte dagli investigatori a più riprese. Quale destino ebbe il grido d’allarme che lanciammo nel 2007, in seguito alla chiusura delle indagini che diedero vita al cosiddetto processo “Chernobyl”? Eravamo inizialmente in tanti a voler comprendere a fondo cosa fosse realmente successo al nostro territorio. Col tempo, dopo undici lunghi anni, non è stata solo la prescrizione di alcuni reati a minare la fiducia dei cittadini nell’efficacia delle misure che uno Stato giusto può adottare per scongiurare un irreversibile degrado del nostro Pianeta, ma anche l’indifferenza di molti e la tracotanza di pochi.

    Salvo poi scoprire che, primavera dopo primavera, non è il verso di una taccola, che sfiora le cime del boschetto paleo-palustre, ormai quasi inesistente, o il gorgoglio di calde sorgenti sulfuree, ma il rombare delle eliche degli elicotteri o il suono di una sirena a ricordarci lo stato dei nostri luoghi.

  2. Ancora una volta il Vallo di Diano si trova al centro di un traffico illecito di rifiuti speciali e di una maxi-truffa ai danni dello Stato, e quindi di tutti noi, legata al commercio di carburanti. Personaggi criminali di grosso calibro evidentemente non hanno trovato alcuna resistenza a penetrare nel territorio ed anzi hanno stretto legami con elementi locali ben contenti di arricchirsi in modo illecito e fraudolento avvelenando il territorio nel quale anch’essi abitano. La precedente inchiesta Chernobyl che vide rinviare a giudizio dal gup di Salerno tutti e 39 gli indagati ha avuto purtroppo un esito negativo perchè, tra ritardi, dilazioni, rinvii e vari escamotages, tutti gli imputati se la sono cavata grazie alla prescrizione intervenuta nel 2019. Stavolta, difronte ad una società civile meno attenta di allora, forse anche perchè prostrata e provata da un anno di pandemia, bisogna ringraziare inquirenti, carabinieri e finanzieri che sono riusciti a sgominare questa banda di criminali prima che facesse altri danni. La corruzione, la collusione tra ambienti imprenditoriali e criminalità organizzata, sono così ampi e ricorrenti in questo sfortunato Paese , da annichilire anche la speranza e la voglia di protestare. Non resta che sperare che, almeno stavolta, il processo giunga a termine ed i colpevoli subiscano quello che la legge prevede, senza sconti e trucchi vari

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