Un importante progetto di riqualificazione è previsto a Torre Orsaia. “E’ probabilmente il più importante progetto su cui è stata impegnata l’Amministrazione comunale negli ultimi 30 anni – interviene il sindaco Pietro Vicino – Insieme al CUGRI (Consorzio Interuniversitario, denominato Centro Universitario per la Previsione e Prevenzione Grandi Rischi tra le Università di Salerno e ‘Federico II’ di Napoli), all’ASMEL ed all’IREA (Istituto per il Rilevamento elettromagnetico dell’Ambiente), abbiamo presentato una proposta progettuale nell’ambito di un avviso dell’Agenzia per la Coesione Territoriale finalizzato al finanziamento di interventi di riqualificazione e rifunzionalizzazione di siti per la creazione di ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno”.

I finanziamenti ai quali fa riferimento il sindaco sono inseriti nell’ambito del PNRR. L’intenzione sarebbe quella di ripristinare e rifunzionalizzare, con circa 30 milioni di euro, il compendio immobiliare “Casa Albergo” e l’area circostante di San Biase per la creazione di un Centro di Ricerca Territoriale per la Resilienza dei Sistemi Sociali ed Infrastrutturali, concepito come un polo di ricerca e sviluppo all’avanguardia dedicato alla ricerca e al monitoraggio ambientale nell’ambito della previsione e prevenzione dei grandi rischi, con particolare riferimento ai fenomeni di dissesto idrogeologico che interessano il territorio cilentano e lucano e la creazione di un Parco Ecosistemico per la sperimentazione della resilienza naturale quale punto di partenza per una maggiore tutela della biodiversità e una minore intensità fruitiva dell’area protetta del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

“La proposta progettuale, – aggiunge Vicino – coerente con le finalità del PNRR e le politiche nazionali in materia basate sulla strategia di riduzione del divario strutturale di sviluppo tra Nord e Sud, presenta tutte le potenzialità per invertire il negativo trend di declino socio-economico che caratterizza il territorio cilentano e le sue piccole comunità e per consentire di raggiungere (o meglio, di avviare un processo finalizzato a raggiungere) gli obiettivi di rigenerazione individuati, contrastando così la deriva per cui l’ambiente fisico, abbandonato a se stesso, lascia spazio al degrado ed all’abbandono; trasformando un luogo attualmente abbandonato e degradato in un centro per la tutela del territorio, facendolo passare così da possibile minaccia a certo elemento di crescita e sicurezza della comunità. Si riattiverebbero inoltre i processi di accumulazione di ‘capitale umano’, invertendo il processo di spopolamento dei residenti”.

“La realizzazione di un ecosistema dell’innovazione nel fabbricato abbandonato di Torre Orsaia – conclude – assicurerebbe all’intero territorio cilentano un polo di ricerca scientifica contro il dissesto ed i grandi rischi in generale di assoluta eccellenza, in grado di supportare e coadiuvare gli enti locali generando una prospettiva per il futuro del territorio e della comunità cilentana”.

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