
Ieri pomeriggio a Teggiano, nel Complesso Monumentale della Pietà, si è tenuto il primo evento delle Giornate dianesi di lingua e cultura locale che rientrano nelle iniziative previste dalla convenzione stipulata tra l’associazione Mōre Dianense, che si occupa di promuovere lo studio del dialetto teggianese, e il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno.
Il convegno, moderato dal Direttore editoriale di Ondanews Rocco Colombo, è stato realizzato in collaborazione con la Banca Monte Pruno, con il patrocinio e il supporto del Comune, del Polo Liceale “Pomponio Leto” e dell’Istituto Comprensivo.
I saluti istituzionali sono toccati al sindaco Michele Di Candia, al Direttore Generale della Banca Monte Pruno Cono Federico e al professore Roberto Manzolillo, collaboratore della Dirigente scolastica del “Pomponio Leto”.
“La lingua, il dialetto e la memoria vivono nel territorio – ha esordito il sindaco di Teggiano -. Il dialetto non è un semplice ricordo del passato, ma una chiave per leggere il presente e progettare il futuro. Teggiano è una città che parla la lingua della storia e custodire il dialetto significa custodire la nostra umanità, le nostre emozioni più autentiche“.
Il Direttore Generale della Banca Monte Pruno ha aggiunto: “Sosteniamo i territori e la cultura e queste iniziative molto meritevoli. Quest’anno abbiamo avviato un ulteriore progetto che vede diversi ospiti di rilievo che ci aiuteranno ad analizzare alcuni episodi della storia da un punto di vista differente“. Presenti tra gli altri anche il Responsabile Area Executive della Monte Pruno Antonio Mastrandrea e il professore Salvatore Gallo, tra i fondatori di Mōre Dianense.
Filo conduttore della giornata è stato il tema “Documentare e custodire il dialetto. Tecniche, metodi e strumenti”. Ad aprire i lavori il presidente di Mōre Dianense Vincenzo Andriuolo.
“Le nostre città sono piene di reperti storici, utili per ricostruirne la storia, ma che ne raccontano solo un pezzo. Solo la lingua si fa carico di tutta la cultura di una collettività e per questo abbiamo il dovere di salvaguardarla. Non devono farlo solo gli esperti, ma ogni cittadino deve fare la sua parte per salvare la lingua della propria comunità, agendo con cura e cautela. E in questo è fondamentale il ruolo della scuola: il dialetto va inserito nel percorso formativo curriculare degli studenti” ha affermato Andriuolo.

Presenti al tavolo gli studiosi di tre importanti Atenei italiani. La professoressa Carolina Stromboli, docente di Linguistica Italiana e di Dialettologia Italiana all’Università degli Studi di Salerno, ha relazionato su lingue e dialetti nella Campania di oggi, spiegando una curiosità e cioè che Teggiano è tra i 13 punti campani indagati dall’AIS, l’Atlante linguistico italo-svizzero. Inoltre ha mostrato al folto pubblico come la Campania sia territorialmente divisa in due per quanto riguarda le forme dialettali, le radici dei termini e i sistemi vocalici.
Il professore Giovanni Abete, docente di Linguistica Generale all’Università degli Studi Federico II di Napoli, si è soffermato sul tema “Documentare i dialetti: esperienze di ricerca in Campania”.
“Il dialettologo deve arrivare sul posto con umiltà e mente aperta, perché non è come andare al supermercato, ma i dati bisogna tirarli fuori dalle persone, ascoltandole parlare attraverso un processo di scoperta” ha spiegato.
Tra i relatori anche la professoressa Valentina Retaro, docente di Linguistica Italiana all’Università degli Studi di Udine, che ha analizzato il rapporto “dialetto – scuola” tra educazione plurilingue e valorizzazione del patrimonio culturale.
“Al Sud oltre il 68% delle persone dai 6 anni in su dichiara di utilizzare il dialetto in famiglia e tra le regioni dove questa tendenza è più diffusa la Campania è al primo posto. Nella trasmissione del dialetto la famiglia gioca un ruolo di primo piano, mentre la scuola spesso è stata luogo di una vera e propria dialettofobia. Negli anni Novanta hanno iniziato a prendere forma iniziative per la valorizzazione del dialetto nelle scuole, anche dopo l’emanazione di alcune leggi regionali. Oggi l’educazione plurilingue rappresenta una risorsa funzionale alla valorizzazione delle diversità e al successo scolastico di tutti. Il dialetto va usato a scuola ma come risorsa e non come materia tradizionale, per sviluppare una consapevolezza linguistica” ha affermato la docente.
Al termine del pomeriggio di studio la professoressa Lucia Buccheri dell’Ateneo salernitano ha presentato il volume dal titolo “Campania dialettale” delle docenti Retaro e Stromboli nel quale è presente il saggio “Fenomeni vocalici del dialetto di Teggiano” di Vincenzo Andriuolo e che viene adottato tra i libri di testo di Dialettologia italiana all’Unisa. “Il volume è stato pubblicato quest’anno e nasce dall’esperienza di laboratorio di lessico e grammatica italiana – ha chiarito la professoressa Buccheri -. Nasce anche dagli stimoli intellettuali sbocciati nel corso di Dialettologia ed è per questo che vede il coinvolgimento di studenti e di studiosi, tra cui Vincenzo Andriuolo. Si tratta di persone che hanno una competenza più o meno attiva del dialetto“.


