Si è svolta ieri, tramite la piattaforma Google Meets, la presentazione del libro di Vincenzo Sbrizzi, “Napoli Negra”.

Il testo, che racconta le storie di 25 migranti che vivono a Napoli, è stato oggetto di un interessante dibattito a cui hanno partecipato esponenti del mondo dell’istruzione e dell’imprenditoria.

Moderato dalla docente e giornalista Ornella Trotta, l’incontro ha visto la partecipazione di Isaia Sales, saggista e storico, autore della prefazione del volume, di Mariano Vitale, docente e Direttore Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso dell’Arcidiocesi di Salerno – Campagna – Acerno e di Michele Albanese, Direttore Generale della Banca Monte Pruno.

I partecipanti hanno dibattuto con l’autore rispetto al tema delle migrazioni e al dramma che si trovano a vivere i migranti prima di trovare un porto sicuro in Italia. Sbrizzi ha spiegato come ha raccolto le storie e i motivi che l’hanno spinto a scrivere il volume: tra questi la volontà di far emergere le vite delle persone che arrivano in Italia dietro ai numeri con i quali viene raccontato il fenomeno migratorio.

Un percorso che l’ha portato a ottenere la fiducia dei protagonisti delle storie che gli hanno raccontato le violenze subìte durante il viaggio attraverso il deserto e il mar Mediterraneo fino alle difficoltà burocratiche che si trovano ad affrontare quotidianamente in Italia. Al centro anche il rapporto con la città di Napoli che li ha accolti. Il professor Vitale ha sottolineato come si stia alimentando la costruzione di steccati tra culture attraverso l’iperlocalismo nonostante un mondo connesso in ogni suo punto: un fenomeno che non fa altro che isolare le culture anziché farle incontrare.

Il professor Sales ha invece posto l’accento sulle condizioni disumane a cui vengono costrette queste persone e ai comportamenti che vengono riservati loro nonostante tutto quello che si sono trovati a dover affrontare. Ha inoltre specificato come, a suo parere, il fenomeno non sia un problema politico ma un problema umano.

Gli ha fatto eco il Direttore Albanese che ha voluto sottolineare la dimensione umana del fenomeno e il suo impegno nella nascita della “Carta degli italiani all’estero”. Un’attenzione che nasce dall’emozione che le storie delle persone incontrate negli anni hanno suscitato in lui e che hanno fatto nascere la necessità di impegnarsi. Proprio la voglia di fare qualcosa per coloro che venivano definiti i “dannati della terra” ha fatto porre ai relatori l’interrogativo sulle possibilità da mettere in atto per queste persone. Opinione comune è stata la necessità di un maggior impegno nell’educare le nuove generazioni al rispetto delle altre culture e al valore dell’accoglienza oltre a proposte pratiche come l’utilizzo diverso di fondi europei, la riattivazione di azioni umanitarie purtroppo cessate negli ultimi tempi e la necessità di dare opportunità di formazione a chi arriva da fuori.

All’incontro hanno partecipato anche decine di docenti alcuni dei quali hanno voluto dare un importante contributo con una propria testimonianza diretta. È il caso della docente Bianca Visconti, impegnata proprio nell’insegnamento agli stranieri, che ha sottolineato la grande gratitudine che queste persone dimostrano a chi lavora per migliorare la loro condizione. Lo stesso ha fatto un’altra docente, Renata Narducci, presidente dell’Alliance Francaise Salerno, che ha raccontato il caso di un alunno straniero che viveva e frequentava le scuole in Italia, a cui era stata vietata la possibilità di fare un viaggio studio in Francia a causa delle attuali leggi europee.

L’incontro si è concluso con la lettura di un passo del libro da parte dell’autore.

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