
Questa mattina i militari del Nucleo Investigativo Carabinieri di Salerno hanno dato esecuzione a una ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura. L’operazione si è estesa nelle province di Napoli e Foggia.
Il GIP ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti del 46enne D. C. e del 41enne M.P., entrambi del salernitano, mentre il 48enne G. P. dovrà scontare gli arresti domiciliari.
I tre, sulla scorta degli esiti di attività di indagini consistite in intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, videosorveglianza, escussione di collaboratori di giustizia, sono stati ritenuti gravemente indiziati di essere i promotori, capi e organizzatori di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti in materia di esercizio abusivo del gioco online e della raccolta di scommesse di cui all’art. 4 L. n. 401/1989. Inoltre i 3 emettevano fatture per operazioni inesistenti di cui agli artt. 2 e 8 D.Lgs. n. 74/2000, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.
Per quanto riguarda il gioco illegale on-line è stato riconosciuto l’aggravante per aver agevolato il clan dei Casalesi (fazione Schiavone).
Il provvedimento del GIP ha disposto anche l’applicazione delle misure cautelari reali (i cui destinatari sono, oltre al 46enne, altri 14 indagati quali intestatari fittizi e riciclatori) ordinando il sequestro delle società riconducibili al capo-promotore, di auto di lusso, di immobili tra cui 17 tra fabbricati aziendali, locali commerciali, appartamenti di pregio e 3 terreni, di denaro per un ammontare di circa 1,5 milioni di euro.
Il valore stimato dell’intero sequestro è di almeno 4 milioni di euro, ma quello della società sarà stimato successivamente.
La complessa attività investigativa condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Salerno ha consentito di ricostruire il meccanismo di funzionamento del sofisticato sistema di gaming online denominato “Lireservice”, la cui offerta di gioco veniva resa accessibile attraverso apparecchiature definite Totem, ovvero dei computer collegati in rete ad una piattaforma madre gestita dagli indagati. Tali totem sono stati forniti a innumerevoli esercizi commerciali su tutto il territorio nazionale, creando un circuito di gioco parallelo a quello dell’ADM, apparentemente lecito, in grado di far confluire ingenti somme di denaro all’organizzazione aggirando i controlli e in violazione dei limiti di legge relativi alle puntate e alle vincite.
Il sistema, organizzato mediante uno schema piramidale, prevedeva che i proventi illeciti, tramite i van anelli della piramide, venissero fatti confluire nelle casse dell’organizzazione in contanti o attraverso il versamento su carte ricaricabili. Si stima che il giro d’affari possa aver prodotto un introito di oltre 25 milioni di euro.
Contestualmente l’organizzazione si è dotata di un complesso sistema di società utilizzate come strumento per riciclare e reimpiegare ingenti dotazioni finanziare anche nel settore immobiliare e che si è avvalso di società cartiere e prestanomi.
Il provvedimento cautelare oggi eseguito non comporta alcun giudizio di responsabilità definitivo, essendo sottoposto al vaglio dei giudici competenti nelle fasi ulteriori del procedimento penale e comunque e sempre impugnabile dinanzi al Tribunale del Riesame.
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