http://farm6.staticflickr.com/5528/11423401065_658f12dbc7_m.jpgSul piano giornalistico, il mio più grande vanto è di aver scritto per un giornale diretto dal maestro Indro Montanelli.
Dopo la rottura con “Il Giornale”, Montanelli fondò “La Voce”, che conteneva al suo interno anche l’edizione della Campania.
Per il sud della provincia di Salerno fui contattato dal responsabile della redazione campana Antonello Velardi che avevo conosciuto a Sala Consilina in occasione del premio giornalistico nazionale “Lamberti Sorrentino – cronisti di guerra” assegnato, quell’anno, proprio ad Indro Montanelli.
Sicuramente devo al mio fraterno amico Mariano Ragusa, responsabile delle pagine di Salerno, questa possibilità che mi fu offerta e che conserverò sempre gelosamente come uno dei ricordi più belli vissuti in questo campo.
Ovviamente non ho mai conosciuto Montanelli, ma il fatto che io scrivessi per un giornale da Lui diretto, per me ha significato qualcosa di straordinariamente importante.
Montanelli è stato Montanelli.
E solo Montanelli poteva essere Montanelli. Il più grande di tutti i giornalisti che l’Italia abbia mai avuto.
Assieme ad Enzo Biagi è stato il mio idolo.
E in qualche modo mi ha anche condizionato. Mi ha insegnato, per esempio, a capire che un giornalista non può essere di destra o di sinistra, di centro o di qualche altra parte. Un giornalista è un giornalista. Può avere le sue idee, ma non le baratta con il potere, non entra in combutta con il potere. Ricordo bene quella famosa intervista che rilasciò proprio ad Enzo Biagi che gli chiedeva un giudizio su Berlusconi, che allora stava cominciando ad occupare importanti posizioni in politica: “Il centrosinistra ha governato per cinque anni? – disse in tv a Biagi –, non avrà fatto tutto quel che si sarebbe potuto fare, ma non ne ho mai avuto paura. Questa destra, invece, mi fa paura.”
Lui, il giornalista filofascista che offriva pillole di saggezza, schierato a difesa della democrazia.
Lui che quando Berlusconi gli chiese “una mano”, disse “NO”, costretto a lasciare, per quel suo “NO”, il “suo” Giornale che aveva fondato e diretto.
Un esempio per tutti.
Un esempio soprattutto per le giovani generazioni, per quelli che pensano che per essere un buon giornalista basti essere accondiscendenti, finanche disponibili con chi detiene uno straccio di potere, che basti avere i buoni contatti con chi ti passa le informazioni, che basti venire prima degli altri in possesso delle veline dei carabinieri, senza alzare mai il sedere dalla sedia.
Nell’epitaffio che lui stesso affidò ai suoi familiari prima di morire si legge “Indro Montanelli, giornalista”. A dire che un giornalista è un giornalista. Soltanto un giornalista, anche se non basta essere iscritto all’albo per definirsi un giornalista. Un giornalista è un giornalista.
Un giornalista deve vedere oltre, deve volare alto, deve essere diverso da chi fa un altro lavoro.
Non è un mestiere, il suo.
Quello del giornalista è qualcosa di diverso, è qualcosa che ti fa andare a letto con la coscienza tranquilla, è qualcosa che ti fa elevare l’anima, è qualcosa che ti fa sempre sentire straordinariamente impotente.
“ Fiero, Maestro, di aver fatto parte, seppure occupando l’ultimo posto, della schiera dei giornalisti di un giornale che ogni mattina usciva con la Sua firma di Direttore Responsabile”.

– Rocco Colombo – ondanews.it

Sul piano giornalistico, il mio più grande vanto è di aver scritto per un giornale diretto dal maestro Indro Montanelli.
Dopo la rottura con “Il Giornale”, Montanelli fondò “La Voce”, che conteneva al suo interno anche l’edizione della Campania.
Per il sud della provincia di Salerno fui contattato dal responsabile della redazione campana Antonello Velardi che avevo conosciuto a Sala Consilina in occasione del premio giornalistico nazionale “Lamberti Sorrentino – cronisti di guerra” assegnato, quell’anno, proprio ad Indro Montanelli.
Sicuramente devo al mio fraterno amico Mariano Ragusa, responsabile delle pagine di Salerno, questa possibilità che mi fu offerta e che conserverò sempre gelosamente come uno dei ricordi più belli vissuti in questo campo.
Ovviamente non ho mai conosciuto Montanelli, ma il fatto che io scrivessi per un giornale da Lui diretto, per me ha significato qualcosa di straordinariamente importante.
Montanelli è stato Montanelli.
E solo Montanelli poteva essere Montanelli. Il più grande di tutti i giornalisti che l’Italia abbia mai avuto.
Assieme ad Enzo Biagi è stato il mio idolo.
E in qualche modo mi ha anche condizionato. Mi ha insegnato, per esempio, a capire che un giornalista non può essere di destra o di sinistra, di centro o di qualche altra parte. Un giornalista è un giornalista. Può avere le sue idee, ma non le baratta con il potere, non entra in combutta con il potere. Ricordo bene quella famosa intervista che rilasciò proprio ad Enzo Biagi che gli chiedeva un giudizio su Berlusconi, che allora stava cominciando ad occupare importanti posizioni in politica: “Il centrosinistra ha governato per cinque anni? – disse in tv a Biagi –, non avrà fatto tutto quel che si sarebbe potuto fare, ma non ne ho mai avuto paura. Questa destra, invece, mi fa paura.”
Lui, il giornalista filofascista che offriva pillole di saggezza, schierato a difesa della democrazia.
Lui che quando Berlusconi gli chiese “una mano”, disse “NO”, costretto a lasciare, per quel suo “NO”, il “suo” Giornale che aveva fondato e diretto.
Un esempio per tutti.
Un esempio soprattutto per le giovani generazioni, per quelli che pensano che per essere un buon giornalista basti essere accondiscendenti, finanche disponibili con chi detiene uno straccio di potere, che basti avere i buoni contatti con chi ti passa le informazioni, che basti venire prima degli altri in possesso delle veline dei carabinieri, senza alzare mai il sedere dalla sedia.
Nell’epitaffio che lui stesso affidò ai suoi familiari prima di morire si legge “Indro Montanelli, giornalista”. A dire che un giornalista è un giornalista.Soltanto un giornalista, anche se non basta essere iscritto all’albo per definirsi un giornalista. Un giornalista è un giornalista.
Un giornalista deve vedere oltre, deve volare alto, deve essere diverso da chi fa un altro lavoro.
Non è un mestiere, il suo.
Quello del giornalista è qualcosa di diverso, è qualcosa che ti fa andare a letto con la coscienza tranquilla, è qualcosa che ti fa elevare l’anima, è qualcosa che ti fa sempre sentire straordinariamente impotente.
“ Fiero, Maestro, di aver fatto parte, seppure occupando l’ultimo posto, della schiera dei giornalisti di un giornale che ogni mattina usciva con la Sua firma di Direttore Responsabile”.

– Rocco Colombo – http://www.ondanews.it

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