
Si è conclusa nella Sala consiliare del Comune di Caselle in Pittari la tre giorni di studi “Caselle in Pittari, un insediamento della Lucania antica”, dedicata a un decennio di ricerche archeologiche condotte dall’Università degli Studi di Salerno.
L’appuntamento finale è stato incentrato sulla tavola rotonda “Un progetto di valorizzazione per l’area archeologica di Laurelli”, coordinata da Anna Onesti, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. Presenti docenti, ricercatori, esperti e rappresentanti istituzionali. A fare gli onori di casa il sindaco Giampiero Nuzzo, che ha ribadito il valore del patrimonio storico come opportunità di crescita per la comunità e per le aree interne. Ha partecipato anche il primo cittadino di Roccagloriosa, Roberto Cavalieri, a conferma della collaborazione tra i centri del territorio bussentino e del Golfo di Policastro.
Significativo il contributo del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale (Dispac) dell’Ateneo salernitano, con gli interventi, tra gli altri, di Antonia Serritella, Maria Luigia Rizzo e Michele Scafuro. Al centro dei lavori i risultati delle indagini a Laurelli, fondamentali per approfondire le dinamiche insediative, i luoghi di culto e le pratiche rituali del mondo lucano e italico.
La soprintendente Onesti ha evidenziato il valore dei reperti emersi e la rilevanza del sito nel panorama archeologico nazionale. “Questo sito – sottolinea – è uno dei più importanti della rete dei siti archeologici della Lucania. Così piccolo, ma che ci restituisce oggi dei reperti preziosissimi che consentono di accendere una nuova luce sulla storia del culto della popolazione lucana. Quindi assolutamente di rilevanza nazionale”.
Un patrimonio prezioso anche per ricostruire i rapporti tra le diverse aree del territorio antico:”Questi siti sono preziosi proprio perché ci riconsegnano quello che era il funzionamento antico di questo territorio. E in questo rappresentano un unicum: al di là del grande attrattore, questi siti ci consentono proprio di capire le relazioni e le interdipendenze tra le diverse zone del territorio”.
Dai risultati degli scavi emergono inoltre nuove informazioni sulle pratiche religiose. La professoressa Antonia Serritella ha richiamato l’attenzione sui ritrovamenti epigrafici nell’area sacra, che hanno consentito di individuare le divinità venerate e di precisare gli spazi destinati al culto.
“Particolarmente significativi – ha dichiarato la docente – sono i ritrovamenti epigrafici emersi nell’area sacra, documenti preziosi che stanno contribuendo a ricostruire la storia del santuario e delle pratiche religiose che vi si svolgevano. Grazie a queste testimonianze è stato possibile individuare i nomi delle divinità venerate e definire con maggiore precisione gli spazi destinati al culto, aprendo nuove prospettive di studio sull’organizzazione del santuario e sulle forme della religiosità delle antiche comunità del territorio“.
L’obiettivo è trasformare i risultati della ricerca in un progetto concreto di tutela e valorizzazione, capace di rafforzare l’identità locale e di offrire nuove prospettive culturali e turistiche all’intero comprensorio.


