
Nell’ambito dell’Ottobre Rosa, dedicato alla prevenzione delle patologie oncologiche femminili, sono numerosi gli appelli e le azioni volti a favorire l’adesione agli screening per sconfiggere il cancro della mammella ma anche altre forme tumorali che possono colpire le donne, giovani e meno giovani.
In questo periodo l’attività dei medici si arricchisce di una serie di iniziative per dare supporto a tutte coloro che si trovano alle prese con i primi controlli, che hanno timore nell’affrontare una visita o che semplicemente vogliono essere informate sui rischi che si corrono trascurando la propria salute. A questo proposito abbiamo intervistato la dottoressa Lucia Musacchio, ginecologa oncologa. Dopo essersi formata al Policlinico Gemelli di Roma, dove si è dedicata alle terapie mediche e sperimentali dei tumori ginecologici, da poco ha intrapreso una nuova esperienza all’Università Sapienza di Roma. Qui porta avanti un dottorato di ricerca sulla Medicina di precisione, con l’obiettivo di rendere sempre più personalizzate le terapie oncologiche femminili.
La dottoressa Rada Innamorato di Teggiano ci ha permesso di conoscere la ginecologa oncologa e di approfondire con lei una tematica che sta a cuore a molte donne.
- Dottoressa, come si riconosce il tumore alle ovaie? Quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare?
E’ un tumore subdolo che non dà sintomi specifici nelle fasi iniziali e per questo spesso viene diagnosticato in ritardo. I segnali da non ignorare sono soprattutto nuovi e persistenti: gonfiore addominale che non passa, senso di pienezza anche mangiando poco, dolori pelvici o addominali continui, aumento di circonferenza addominale, bisogno frequente di urinare o alterazioni dell’alvo. Questi sintomi presi singolarmente possono avere mille altre cause, ma se durano più di qualche settimana vale la pena parlarne con il ginecologo.
- Oltre ai controlli ginecologici periodici esistono specifici test di screening per il tumore ovarico?
Purtroppo al momento non esiste un test di screening efficace per la popolazione generale e l’ecografia transvaginale e il dosaggio del marcatore tumorale CA 125 non sono abbastanza sensibili nè specifici, perchè possono dare falsi allarmi o falsi negativi. Ciò che funziona, invece, è la vigilanza clinica personalizzata, quindi controlli periodici per chi ha la familiarità , porre particolare attenzione ai sintomi e poi una consulenza genetica in tutti i casi a rischio.
- Quali sono i fattori di rischio?
Quello principale è la familiarità , quindi se in famiglia ci sono stati casi di tumore ovarico o mammario in giovane età . Altri fattori di rischio sono non aver avuto mai gravidanze, non avere allattato, avere avuto un menarca precoce o una menopausa tardiva, quindi molti anni di ovulazioni continue. Anche l’età conta: il rischio aumenta dopo i 50 anni. Ma ci sono anche fattori che vengono considerati protettivi: ad esempio la pillola anticoncezionale usata per alcuni anni riduce il rischio, così come anche la gravidanza e l’allattamento.
- In cosa consistono il trattamento del tumore delle ovaie e le conseguenti terapie? A che punto è la ricerca?
Il trattamento è quasi sempre chirurgico, perchè l’obiettivo è rimuovere completamente la malattia. Quindi la qualità della chirurgia incide moltissimo sulla prognosi. Dopo l’intervento la maggior parte delle pazienti che si trovano in uno stadio avanzato deve ricevere chemioterapia. Negli ultimi anni la ricerca ha fatto passi enormi, i farmaci a bersaglio molecolare, ad esempio gli inibitori di PARP hanno migliorato sia sopravvivenza che qualità di vita e questo soprattutto nelle donne che hanno le mutazioni del gene BRCA1 e BRCA2. Oggi parliamo sempre più di terapie personalizzate che sono proprio cucite su base genetica e biologica del tumore.
- A tal proposito, cosa sono i geni BRCA1 e BRCA2? Quanto sono precisi gli approfondimenti sulla familiarità ?
I geni BRCA1 e BRCA2 sono come dei correttori di bozze del DNA, vanno a riparare gli errori che si creano durante la replicazione delle cellule. Se questi geni sono mutati il sistema di correzione non funziona bene e quindi il rischio di sviluppare alcuni tumori, soprattutto alla mammella e all’ovaio, aumenta notevolmente. I test genetici oggi sono molto precisi e accessibili, con un semplice prelievo di sangue o saliva si può sapere se si è portatori della mutazione. Sapere di avere una mutazione non significa avere un tumore, ma un rischio più alto e permette quindi di programmare dei controlli che sono mirati o, in alcuni casi, interventi preventivi.
- Oltre agli screening medici per controllare il proprio stato di salute quali sono i giusti atteggiamenti da tenere per cercare di prevenire i tumori femminili?
La prevenzione passa per abitudini semplici ma costanti: mantenere un peso equilibrato, un’alimentazione ricca di frutta, verdure e fibre, ridurre i grassi animali e l’alcol, non fumare, fare attività fisica regolare che sicuramente abbassa il rischio di molti tumori. Poi c’è la prevenzione ginecologica di base: il Pap test e l’HPV DNA test regolari, l’ecografia pelvica periodica e l’ascolto del proprio corpo. Ma la cosa più importante è non abituarsi ai sintomi nuovi. Le donne sono abituate a sopportare, a dire “Passerà ”. Invece quando il corpo cambia va sempre ascoltato e spesso è il primo segnale di protezione che ci manda.
- Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione, non solo per la salute femminile ma anche per quella dentale. Lei stessa ha scelto di occuparsi del suo sorriso: quanto conta per lei questo aspetto?
Penso che la prevenzione sia un modo di prendersi cura di sè a tutto tondo. Non solo come medici ma anche come persone. Il sorriso fa parte della salute e del benessere e per questo ho deciso di affidarmi allo Studio Dentistico Innamorato. Conosco bene la dottoressa Rada, è una mia paziente nonchè amica, e ho grande stima del suo lavoro preciso, attento e molto umano. Mi piace l’idea che ci si possa scambiare cura tra professionisti, ognuno nel proprio ambito.


