Il gruppo dei precari della sanità italiana, coloro che permettono a tutti gli ospedali italiani di garantire i LEA ed il regolare svolgimento delle cure e contribuiscono a tenere in vita tutto quello che è l’assetto ospedaliero e il sistema sanitario, scrive per chiedere rispetto e il riconoscimento dei diritti lavorativi e anche umani.

La maggior parte dei precari italiani ha superato un avviso pubblico con prove scritte ed orali tra migliaia di candidati, i precari da anni in servizio si sono formati sul luogo di lavoro, hanno acquisito esperienza e hanno migliorato la propria preparazione praticamente sul campo, “preparazione – affermano – che sicuramente deve essere considerata un supplemento alla preparazione teorica e non un demerito solo perché si è stati assunti tramite avviso pubblico. I precari non possono pagare le colpe di anni ed anni di turn over bloccati e di blocco dei concorsi e di una politica che non bandiva concorsi pubblici ma solo avvisi pubblici, gli unici quindi a cui si poteva partecipare. Se il Governo ha offerto per anni solo avvisi pubblici, i sanitari in cerca di lavoro hanno potuto partecipare solo a quelli, non è che hanno potuto scegliere altro“.

Per questo motivo negli anni si sono accumulati precari su precari, non per loro scelta ma per un sistema di assunzioni deciso e gestito in questo modo dal Governo. “Se c’è stata necessita di avere personale e soprattutto di averlo in tempi brevi,– continuano i precari – allo stesso modo adesso questo personale deve essere preso in considerazione, rispettato, tutelato e messo nelle condizioni di poter lavorare per sempre perché deve essere ritenuto una risorsa per la sanità e non un precario, quasi un appestato, una ciabatta usata che non piace più“.

Non prorogare la legge Madia, non consentire ai tanti precari di poter essere stabilizzati anche per gli anni a venire “significa non rendersi conto della situazione, non assumersi la responsabilità delle scelte fatte in passato e significa essere un Governo distruttivo invece che costruttivo, soprattutto considerato il momento storico che stiamo vivendo“.

All’aspetto pratico va aggiunto l’aspetto morale e umano, poiché i tanti precari sono esseri umani con una famiglia, con un cuore ed un’anima e se non si danno loro energia, stimoli, appoggio, anche al migliore sanitario del mondo verrà la voglia di mollare e di sentirsi inutile, usato e beffeggiato. Sono tantissimi i sanitari precari che hanno contratto il Covid, numerosissimi coloro che sono deceduti. Tutti i precari sono coinvolti in innumerevoli ore di straordinario, turni massacranti e difficili in questo periodo, un periodo che va avanti già da un anno ormai. “Un Governo che vuole il bene del suo popolo – dichiarano – non può chiudere gli occhi su tutto questo e dare importanza ad altre cose come il bonus monopattino, il bonus bicicletta e tante altre cose che non dovrebbero avere la precedenza rispetto a tutto questo. Inoltre non prorogare la legge Madia significa creare una grande discriminazione lavorativa dal momento che fino al 2020 tutti gli altri colleghi sono stati stabilizzati. Non crediamo possano sussistere motivazioni o giustificazioni per non continuare a stabilizzare tutti gli altri precari. Siamo certi che questa lettera possa essere letta, compresa, analizzata e che possa smuovere le coscienze di chi al Governo ha il potere di far approvare la proroga della legge Madia. Abbandonare ora i precari di tutta Italia significa condannare a morte la sanità italiana e in questo momento significa mettere quindi a rischio la salute di tutti“.

A farsi da portavoce dei precari è Rossella Curcio del Golfo di Policastro, OSS a tempo determinato dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona ” di Salerno. “La legge Madia è stata prorogata sempre fino al 2020 compreso, mentre per il 2021 il Governo non ha votato la proroga di questa legge per la pubblicazione nella Legge di Bilancio – spiega – . Le uniche parole che sentiamo nei nostri confronti sono offese, solo perché siamo vincitori di avvisi pubblici a tempo determinato ma lavoriamo come tutti gli altri e abbiamo diritti come tutti gli altri, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo in cui non si sa se ne usciremo vivi e non siamo diversi dagli stessi colleghi che fino al 2020 sono già stati stabilizzati. Basterebbe pensare anche ad un solo giorno senza noi precari in tutti gli ospedali italiani e si bloccherebbe tutto e questa non è presunzione ma semplicemente realtà, siamo buoni solo per tappare i buchi“.

– Chiara Di Miele –

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