Ha avuto luogo questo pomeriggio nell’aula consiliare “Santa Chiara” di Polla la cerimonia di riconsegna degli angioletti rubati nella chiesa del Santissimo Rosario. Lo scorso anno gli amministratori scoprirono il furto dell’altare e dei due angioletti datati tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700.

I saluti iniziali sono stati affidati all’assessore comunale con delega ai Beni Culturali Federica Mignoli che ha ringraziano i militari per il lavoro svolto e per aver riconsegnato alla comunità un pezzo della sua storia. Mignoli ha inoltre sottolineato il lavoro che l’Amministrazione sta portando avanti a tutela del patrimonio artistico e culturale.

Il Maggiore Giampaolo Brasili, Comandante del Nucleo per la Tutela del Patrimonio di Napoli, ha consegnato i due angeli in legno policromo.

“Per noi è sempre un motivo di orgoglio partecipare a queste manifestazioni che sono il culmine di un’attività abbastanza articolata – dichiara – Siamo riusciti a fare luce su un’associazione criminale che era suddivisa in vari livelli: partiva dal ladro e arrivava al ricettatore. Le opere sono state trovate a casa dei ricettatori che sono appassionati di opere d’arte e acquistano alcune volte superficialmente mentre altre conoscono la provenienza delittuosa delle opere. L’attività ha portato al recupero di opere provenienti da 55 furti in tutta Italia. Ci serviamo della Banca Dati dei Beni Illecitamente Sottratti ma anche di altre banche dati. Anche noi come cittadini, oltre alla nostra qualifica professionale, dobbiamo essere i primi custodi dei nostri beni. Più ne parliamo, più facciamo conoscere le opere e più riusciamo in caso di furto ad arrivare alla restituzione”.

Il Maggiore ha sottolineato come la conoscenza dell’opera è il primo step per evitarne il furto o per aiutare a ritrovarla. Ha fatto riferimento ad un’indagine dove la segnalazione è stata fatta da cittadini che notavano due persone girare in paese con fare sospetto e hanno permesso così di sviluppare gli accertamenti. È stata anche studiata un’app per abituare il cittadino a fare gli accertamenti durante l’acquisto.

“L’opera d’arte più si conosce più è difficile smerciarla – prosegue – Bisogna far conoscere le opere d’arte ai ragazzi e far capire che sono i primi custodi”.

È intervenuto anche il responsabile del Museo Diocesano di Teggiano Marco Ambrogi che ha fornito alcune nozioni storiche sull’origine della chiesa del Rosario e sulla sua grandissima importanza. Era la seconda chiesa più grande e ricca di Polla ed è un edificio culturale unico in tutta l’area perché era un’aula di predicazione. Era una chiesa appartenente ad un ordine mendicante, i domenicani, che arrivarono nella seconda metà del ‘500 e si stabilirono in una zona non molto ideale, oltre il ponte, in quanto il fiume Tanagro creava delle anse e dunque il convento si ritrovava isolato dalle acque. Per questo, e per il bisogno di predicare, acquisirono un’altra chiesa all’interno del paese. La particolarità dell’altare maggiore da dove sono stati asportati gli angeli è che, mentre nel resto del Vallo di Diano in quel periodo si costruivano altari in marmo o in pietra locale, questo è stato costruito interamente in legno con la predominanza del bianco nel fondo e dell’oro nell’ornato. La chiesa conteneva altre opere ma poi è stata spogliata: alcune sono conservate nel museo di Teggiano.

“C’è un problema di identità – commenta Ambrogi – Non abbiamo più una nostra appartenenza e non ci riconosciamo più nei nostri valori che sono quelli riferiti alla nostra cultura e alla nostra arte. Se non si parte da quando i bambini incominciano ad apprendere le prima nozioni non arriveremo da nessuna parte. Questi episodi sono dettati anche dal fatto che quella chiesa non è stata più presa in considerazione. Partendo da una riappropriazione della nostra storia riusciremo ad essere più vigili”.

Presenti alla conferenza, tra gli altri, i parroci don Luigi Terranova e don Donato Romano, il sindaco Massimo Loviso con altri membri d’Amministrazione comunale, il Comandante dei Carabinieri della Stazione di Polla Fabio D’Agostino e il Comandante della Polizia Municipale Andrea Santoro.

“Era nelle nostre intenzioni questa cerimonia e doveva essere un momento per comunicare questo prezioso ritrovamento che ci riempie il cuore di gioia. C’è la volontà di dire grazie all’intensa attività dell’Arma dei Carabinieri – dichiara il sindaco – Io e la mia comunità diciamo grazie per tutto quello che è riuscita a fare e per averci portato questi due elementi. Il nostro compianto sindaco denunciò il furto e da qui si è creata la sinergia che è importante per tutelare il patrimonio. Se riusciamo ad avere conoscenza della storia sapremo guardare al futuro con fiducia. Non è solo la ferita per l’opera d’arte sottratta ma anche il danno che si produce perché si va a cancellare un pezzo di storia di quella comunità. Gli angeli sono una testimonianza importante. C’è la necessità  di preservare queste opere”.

Al Maggiore è stata regalata una targa con il logo del Comune e un libro sulla storia del paese.

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