Lettera aperta alla redazione di Franco Iorio

Decisamente no, l’Italia non presta attenzione ai giovani se dopo quasi due mesi l’organizzazione denominata “Officine Italia” non ha ricevuto risposta alcuna al lavoro presentato per riaccendere il motore economico del Paese. In verità non lo è nemmeno per gli anziani come me, che pure mi sono permesso sollecitare i signori Sindaci del Vallo di Diano a trovare momenti di studio e di sintesi mediante l’istituzione di un tavolo unitario e settimanale di lavoro per ricercare soluzioni possibili alla desertificazione e alla recessione economica del Vallo di Diano. Non c’è stato un solo cenno che sia uno di attenzione. Ma questa è tutt’altra cosa rispetto al lavoro compiuto dai giovani di “Officine Italia”, formata da circa duemila ragazzi laureati. Sono 35 le proposte presentate al Governo in ottobre, tengono conto dei temi su “Società inclusiva”, “Cultura dell’Innovazione” e “Sostenibilità ambientale”.

Il progetto è stato trasmesso anche alle presidenze di Camera e Senato, a tutti i Ministri, alle segreterie dei partiti. Risultato ad oggi: zero risposte.

Eppure alla compilazione hanno lavorato giovani di belle speranze, laureati in ingegneria gestionale, economie e finanze, giurisprudenza e indirizzi di avanguardia che a giugno furono invitati a Villa Pamphili a Roma in occasione proprio degli Stati Generali voluti dal premier Giuseppe Conte per coinvolgere tutta la società civile nel piano di rinascita da presentare all’Unione Europea entro la prima quindicina di gennaio 2021 per ricevere i 209 miliardi del Recovery Plan. I ragazzi di “Officine Italia” presero sul serio la sfida e hanno elaborato il “Piano Giovani 2021”, ricevendo segnali di interesse da economisti, docenti universitari e società di consulenza strategica. Dal Governo no, almeno finora no.

Eppure quei giovani furono invitati a Villa Pamphili con la fondata speranza, almeno credo, di coinvolgere la generazione nel piano di rinascita del Paese. E quei giovani presero sul serio l’invito, pensando fosse arrivato il loro momento. Eccoci qui, pensarono, pronti a scrivere l’Italia del futuro, la società del domani con tutte le sfaccettature collettive e civiche. E chi più dei giovani, osservo, può guardare lontano e ipotizzare il modo di pensare e di sentire quel che sarà il loro tempo? Non fosse altro perché l’enorme debito pubblico che si va accumulando dovrà essere pagato proprio dai ragazzi di oggi ai mercati finanziari negli anni che verranno.

Grave errore, dunque, non prestare attenzione oggi alla presenza giovanile nella società e nel dibattito pubblico. Particolarmente se, come nel caso di “Officine Italia”, niente chiedono a loro favore se non essere ascoltati. Il Piano comprende proposte pratiche e innovative, tipo una revisione costante dei programmi formativi per favorire una formazione scolastica al passo con il mondo dell’informatica, potenziando i corsi di aggiornamento per i docenti. E, ancora, l’idea di un supporto alla genitorialità per equilibrare il periodo di maternità obbligatoria (5 mesi) e quello di paternità (7 giorni). E poi la digitalizzazione per portare on-line i servizi per l’impiego e velocizzare la pubblica amministrazione, il superamento delle barriere normative, la riduzione di plastica e materiali non riciclabili, strumenti di fiscalità ambientale per la transizione energetica, la ricerca e lo sviluppo di soluzioni green. Tutte proposte che troverebbero finanziamenti comunitari nell’ambito dei 209 miliardi di contributi promessi all’Italia.

I ragazzi di “Officine Italia” hanno trascorso l’estate a pensare al futuro del nostro Paese: nemmeno una risposta in segno di cortesia. C’è da chiedersi se una classe politica e dirigenziale che ha un’età media di oltre 60 anni, certamente la più alta tra tutti i Paesi europei, può disegnare il futuro e il mondo dei giovani d’oggi. Ossia di una generazione più istruita e competente che l’Italia abbia mai avuto.

Allora occorre dare spazio ai giovani, in particolare in questa fase critica, perché sono gli unici che possono cambiare il domani.

– Franco Iorio –

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