I Finanzieri del Comando Provinciale di Palermo questa mattina hanno dato esecuzione, nel corso dell’operazione “All In”, ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale palermitano nei confronti di 10 persone, tra cui un 44enne di Battipaglia.

Oltre al battipagliese ci sono altri 4 destinatari di custodia cautelare in carcere e tre sottoposti agli arresti domiciliari. Tutti sono a vario titolo indagati per la partecipazione e il concorso esterno nell’associazione di stampo mafioso “Cosa nostra”, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, questi ultimi reati aggravati dalla finalità di aver favorito le articolazioni mafiose palermitane.

Con il provvedimento il Gip ha disposto il sequestro preventivo dell’intero capitale sociale e del relativo complesso aziendale di 8 imprese, con sede in Sicilia, Lombardia, Lazio e Campania, cinque delle quali titolari di concessioni governative cui fanno capo i diritti per la gestione delle agenzie scommesse, 9 agenzie di scommesse a Palermo, a Napoli e a Battipaglia, attualmente gestite direttamente dalle aziende riconducibili agli indagati, per un valore complessivo stimato in circa 40 milioni di euro. Le attività economiche sono state ritenute riconducibili al paradigma dell’impresa mafiosa, in quanto strategicamente dirette da soggetti appartenenti e contigui a “Cosa Nostra” e finanziate da risorse economiche provento dell’associazione di stampo mafioso.

Il provvedimento è stato eseguito da parte di 200 militari della Guardia di Finanza in forza ai Reparti di Palermo, Milano, Roma, Napoli e Salerno, che hanno effettuato decine di perquisizioni nei luoghi nella disponibilità degli indagati situati oltre che in Sicilia, anche in Campania, nel Lazio e in Lombardia. Le complesse investigazioni condotte dagli specialisti antimafia del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Palermo, seguite da un pool di Sostituti coordinati dal Procuratore aggiunto Salvatore De Luca, svolte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami dei flussi finanziari, hanno consentito di delineare il grave quadro indiziario. In particolare, hanno consentito di fornire una plastica dimostrazione della sistematica ricerca del potere economico da parte di “Cosa Nostra”, con particolare riferimento all’acquisizione del controllo del lucroso settore economico della gestione dei giochi e delle scommesse sportive, di delineare l’esistenza di un gruppo di imprese gravitante intorno alle figure centrali di Francesco Paolo Maniscalco, soggetto di indiscusso lignaggio mafioso, già condannato per la sua organicità alla famiglia di Palermo Centro, e di Salvatore Rubino che ha messo a disposizione dei clan la propria abilità imprenditoriale al fine di riciclare denaro di origine illecita e di esercitare un concreto potere di gestione e imposizione sulla rete di raccolta delle scommesse.

L’organizzazione criminale è riuscita ad “infiltrarsi” nell’economia “legale” attraverso il controllo di imprese la cui gestione operativa occulta veniva progressivamente demandata anche al 44enne battipagliese. A testimonianza della significatività degli interessi in campo, nel corso delle indagini sono stati monitorati gli esiti di diversi summit mafiosi, cui hanno partecipato anche i massimi vertici del mandamento Pagliarelli, chiamati in causa proprio per dirimere alcuni contrasti relativi alla fase di liquidazione dell’investimento. A dimostrazione della trasversalità degli interessi economico-finanziari delle varie articolazioni di Cosa nostra palermitana, l’espansione sul territorio della rete di agenzie scommesse e di corner gestiti tramite le imprese sequestrate è stata garantita dall’ombrello protezionistico delle famiglie mafiose con le quali gli indagati si sono costantemente relazionati ottenendo reciproci vantaggi sia in termini affaristici che di rafforzamento della capacità di controllo economico e territoriale.

Il gruppo imprenditoriale indagato, in quest’ultimo periodo, ha acquistato, nel quartiere Malaspina di Palermo, senza necessità di contrarre finanziamenti bancari un immobile dichiarato a partire dallo scorso febbraio come ufficio amministrativo di una delle società del gruppo e il 15 maggio scorso un’ulteriore agenzia scommesse, entrambi oggetto del provvedimento di sequestro eseguito.

– Chiara Di Miele –

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