L’Ordine degli Psicologi della Basilicata ha ideato e realizzato il Manifesto “Psicologi per l’emergenza” con l’obiettivo di sensibilizzare e prevenire, superato il momento di fase acuta, lo sviluppo di un disturbo da stress post traumatico.

“La letteratura – si legge in premessa – sostiene che non tutti, in seguito a un evento potenzialmente traumatico, svilupperanno dei disturbi psicologici/psichiatrici. La maggior parte degli individui che presenta delle difficoltà dopo un tale evento, dopo alcune settimane ritorna a uno stato di completa stabilizzazione, altre persone non presentano nessuna difficoltà e altre, invece, anche dopo alcune settimane continuano a manifestare stati di sofferenza e non riescono a riprendere la loro vita normale”.

Così la presidente dell’Ordine lucano, la dottoressa Luisa Langone: “È fondamentale l’intervento di professionisti di psicologia delle emergenze per prevenire l’insorgenza e la cronicizzazione dei sintomi. Occorre sottolineare la trasversalità cui la disciplina si presta: si pensi, per esempio, a quanto riportato nelle ‘Linee generali di programmazione del soccorso sanitario nelle grandi emergenze’. La Psicologia dell’Emergenza connota un ambito assai ampio di studio e applicazione delle conoscenze psicologiche in situazioni critiche fortemente stressanti, che mettono a repentaglio le routine e le ordinarie capacità di coping degli individui e delle comunità, di fronte ad avversità di ampia magnitudo, improvvise e urgenti”.

“Esse sono determinate da eventi di grande dimensione collettiva (maxi emergenze) ma anche da circostanze gravi ma più circoscritte della vita – continua la dottoressa Langone – La Psicologia dell’emergenza rappresenta un ampio insieme di contributi diversi e di altri domini di conoscenza, come la medicina e la sociologia, finalizzato a comprendere i processi psicologici (psicofisiologici, cognitivi, emotivi, relazionali e comportamentali) attivati da tali condizioni fuori dall’ordinario, nonché i loro esiti immediati e nel lungo termine che incidono sulle capacità di adattamento e sul benessere delle persone e delle loro comunità di appartenenza.  Si occupa sia delle persone direttamente coinvolte negli eventi critici (vittime primarie) sia dei loro familiari e amici e delle persone, che sono state testimoni dello stesso evento (vittime secondarie), sia dei soccorritori (vittime terziarie) e della comunità ove gli eventi critici si sono verificati. Si occupa altresì di previsione e prevenzione dei rischi e di programmazione e gestione dei soccorsi”.

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