L’acqua naturale Santo Stefano, indicata per le persone che seguono un regime alimentare povero di sodio, sgorga da una fonte incontaminata del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni il cui stabilimento si trova nel comune di Montesano sulla Marcellana.

Con soli 3,01 mg di sodio per litro è molto indicata, appunto, per favorire la diuresi e la digestione. Il suo utilizzo costante, pertanto, consente di liberare l’organismo dal sodio in eccesso e contrastare il colesterolo ematico, il cosiddetto colesterolo “cattivo”, l’LDL, che rappresenta il complesso delle lipoproteine che trasportano il colesterolo nel sangue e di rilasciarlo in cellule e tessuti, in quanto favorisce l’espulsione di acido urico. Rappresenta inoltre un valido alleato contro le patologie cardiovascolari come l’ipertensione. Trattandosi di un’acqua oligominerale leggera, previene, inoltre, la gotta e i calcoli renali, in quanto evita un ulteriore accumulo di sali minerali e ne favorisce l’eliminazione.

Pura e leggera ed in grado di aiutare la digestione e combattere la ritenzione idrica, l’acqua Santo Stefano rispetta la norma internazionale ISO 9001 che regola i sistemi di gestione per la qualità. L’acqua, infatti, viene captata direttamente dal bacino e poi avviata agli impianti mediante delle apposite condotte in acciaio inox, un materiale che consente la massima igiene a contatto con il prodotto. Durante tutto il processo, pertanto, l’acqua non subisce assolutamente nessun trattamento. Passaggio, questo, indispensabile, per evitare che il prodotto presenti alterazioni rispetto alle proprie caratteristiche organolettiche. L’acqua Santo Stefano, inoltre, è un importante alleato per i sostenitori dell’ambiente, per l’impiego esclusivo di plastica PET (materiale riciclabile al 100% e destinato a un riciclo continuo senza mai alterare caratteristiche fisiche e chimiche durante il processo di trasformazione) e per la pratica  del vuoto a rendere: un semplice gesto che, se adottato da tutti i cittadini, condurrebbe ogni anno a un risparmio di circa 6 milioni di barili di petrolio.

Dal 2018 è stata sottoscritta, inoltre, l’adesione al Coripet, promosso dai produttori di acque minerali per poter gestire in autonomia la raccolta e il riciclo di bottiglie in PET( abbreviazione di Polietilentereftalato, materiale  leggero e resistente agli urti, naturalmente trasparente e incolore, ed è la materia plastica utilizzata nell’industria alimentare per imbottigliare acqua, olio, latte, succhi e altre bevande le cui caratteristiche che ne definiscono il suo uso e riuso sono igiene e sicurezza). L’attività del Coripet, infatti,  il cui consorzio, riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente, si propone il fine di raccogliere e riciclare le bottiglie in PET immesse sul mercato dalle aziende produttrici consorziate, ha creato la filiera italiana “bottle to bottle” che consente alle bottiglie in PET usate di tornare ad essere bottiglie pronte per essere acquistate di nuovo attraverso un modello di raccolta e valorizzazione che vede coinvolti i centri commerciali, la distribuzione organizzata e i comuni più virtuosi.

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