• D. – L’autostrada Salerno-Reggio Calabria è stata definita un “vanto dell’Italia” da un importante dirigente dell’Anas. Tu segnali, invece, diversi eventi che contrastano fortemente con questa definizione e affermi che “la più grande opera pubblica italiana è ridotta già a pezzi”

R. – “I cedimenti e le frane che si stanno verificando nel maxilotto salernitano dell’A3 dimostrano che qualcosa durante i lavori é andato storto. E non è difficile immaginare cosa, visto che interi muri di sabbia e di terra ai lati delle carreggiate sono praticamente crollati appena terminati i lavori. Addirittura qualche mese fa, nel tratto compreso tra gli svincoli di Sicignano degli Alburni e Petina, un masso di grosse dimensioni è precipitato da un costone roccioso sulla carreggiata, urtando contro la parte posteriore di un’auto.”

  • D. – Nel tuo articolo “Crolla un vanto dell’Italia” fai riferimento a un’indagine relativa all’autostrada SA-RC condotta della Procura nazionale antimafia e dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno. Cosa è emerso da questa indagine?

R. – “Le organizzazioni criminali, oltre a intascare tangenti, fornivano attrezzature e materiali scadenti. Nel 2005 le inchieste della magistratura portarono a 13 ordini di custodia cautelare per associazione mafiosa, truffa, falso in atti pubblici, frode continuata e aggravata nelle pubbliche forniture. La camorra napoletana aveva messo le mani sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, attraverso una commistione tra camorra imprenditrice, criminalità locale e imprenditoria legale.”

 

  • elia rinaldiD. – Nel blog del tuo sito www.truffadistato.it parli dei possibili problemi futuri connessi all’autostrada SA-RC e di un “connubio perfetto”. A cosa ti riferisci?

R. – “La Salerno-Reggio Calabria fa gola alle organizzazioni criminali. Ogni pezzo di asfalto appartiene a qualcuno. La camorra ha gestito il tratto campano fino al completamento dei lavori, mentre quello calabrese è ancora sotto il controllo delle ‘ndrine. Anche in questo caso, le cosche compiono estorsioni nei confronti delle imprese non gradite, gonfiano fatture, forniscono materiale di scarsa qualità e pretendono una tangente del 3% sull’importo dei lavori.
Tutto questo, naturalmente, fa aumentare continuamente i costi dell’opera. Finora sono stati stanziati 7,5 miliardi di euro, ma ne mancano altri tre per completare i lavori. Senza contare i soldi che serviranno per riparare i danni.
Ho l’impressione che in Italia molte opere pubbliche, come ho avuto modo di notare anche durante l’inchiesta che ho realizzato per il 150esimo dell’Unità d’Italia, si fanno non tanto per necessità, quanto piuttosto per alimentare un complesso sistema economico, dove convivono imprese legali e illegali.”

Fabrizio Carucci – ondanews –

 

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