Nei primi sette mesi del 2015 è aumentato, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato (+286.126) e sono cresciuti, anche se di poco, i contratti a termine (+1.925). Le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato stipulate in Italia sono state 1.093.584 (35,4% in più rispetto al 2014), mentre le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine sono state 388.194 (+ 41,6% rispetto all’anno scorso).

Questa la sintesi dei dati diffusi ieri dall’Inps attraverso l’Osservatorio sul precariato relativo al periodo gennaio-luglio 2015. La fonte informativa utilizzata per la produzione delle statistiche presenti nelle tabelle dell’Osservatorio è costituita dalle dichiarazioni UNIEMENS presentate dai datori di lavoro e il campo di osservazione si riferisce solo ai lavoratori dipendenti del settore privato e ai lavoratori degli Enti pubblici economici.

Con particolare riferimento ai dati riguardanti la Campania è possibile notare che le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel periodo gennaio-giugno di quest’anno sono pari a 125.402 contro le 100.709 del 2014 (+24,5%). Nel complesso le assunzioni (indeterminato, a termine e in apprendistato) sono aumentate dell’8,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Le cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato in Campania nei primi sette mesi dell’anno, invece, sono pari a 97.196 contro le 97.537 del 2014 (-0,3%). Le cessazioni complessive (indeterminato, a termine e apprendistato) equivalgono per il 2015 a 198.083, mentre nel 2014 erano state pari a 206.878 (-4,3%).

Piccoli segnali positivi che lasciano ben sperare quanti sono, dopo anni, ancora alla ricerca di un lavoro o faticano duro per mantenere stabile quello già conquistato. Segnali di ripresa la cui stretta connessione al Jobs Act deve, giocoforza, essere evidenziata. E proprio a questo ha fatto riferimento il premier Matteo Renzi in seguito alla diffusione dei dati Inps, secondo cui “il Jobs Act ha prodotto 286mila stabilizzazioni dall’inizio del 2015. Più diritti e meno precariato, come promesso“.

– Chiara Di Miele –


 

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