“Largo ai giovani”, “Spazio ai giovani”, “Nuove opportunità per i giovani”. Quante volte ne abbiamo sentito parlare? Quanti convegni, incontri ed eventi su questo tema?

Quanti, invece, i fatti che sono seguiti? Pochi, pochissimi in verità.

Un giovane, senza i fatti, non ha bisogno dello spazio che “a parole” gli viene concesso. Un giovane, senza il lavoro, senza un progetto per il futuro, senza una speranza, non ha bisogno del convegno del giorno sulle nuove opportunità.

Un giovane, senza una prospettiva per un domani, impossibilitato a progettarsi la vita con un lavoro, un matrimonio o addirittura un figlio è come una persona che sta in eterno bilico su un burrone. E’ questa, infatti, la sensazione che un giovane, oggi, sente: essere continuamente in un precario equilibrio, con il pericolo di cadere giù da un momento all’altro, senza un appiglio a cui aggrapparsi, senza un freno, senza possibilità di tornare indietro. Ogni qualvolta c’è un lavoro in nero, un diritto negato, uno sfruttamento mascherato dalla parola “tirocinio”, un vero e proprio furto mascherato dalla parola “master”, la dignità della persona viene calpestata, buttata, dimenticata. Ed al giovane, già in bilico sul burrone, viene spezzata una gamba, poi l’altra, poi una mano e gli vengono “aspirate” tutte le energie, fino a rimanere senza forze, solo, con lo sguardo perso su quel burrone sempre più vicino, sempre più inevitabile.

Cosa basterebbe? Speranza, coraggio, fiducia e opportunità. Di quelle reali.

Basterebbe un adulto che si accorga di quel giovane in bilico sul burrone, che gli tenda una mano e, con una pacca sulla spalla, gli mostri che c’è ancora un mondo capace di ridare la certezza di un futuro migliore per tutti, anche per i giovani.

– Giusy D’Elia – ondanews –

 

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