– Lettera aperta alla redazione di Franco Iorio – 

Sono tornati. L’annuncio, le proteste il rumore dicono che ci sono. Non importa il nome: ieri si chiamavano “sardine” oggi, nel tempo di una pandemia ancora non vinta, si dicono “sentinelle di libertà”. Riscoprono i sogni, guardano lontano e ripetono che “alla libertà non ci arrivano gli eroi. O tutti insieme o nessuno”.

Le parole di Martin Luther King invadono le piazze, sono i ragazzi e le ragazze che vogliono essere protagonisti di libertà, essere presenti e fare parte di un futuro che li accomuna, di un ideale che condividono. Guardarli marciare con quella spavalda eleganza propria dell’età, protagonisti di libertà, convinti che esserci significa fare parte di un destino che accomuna vuol dire che la lotta contro la guerra, qualsiasi guerra, contro le mafie tutte, le consorterie, contro le illegalità, gli abusi, le prepotenze continuano e sono proprio loro, i ragazzi, che avvertono il dovere di intervenire.

È la generazione che esprime volti nuovi, maturati sotto la mascherina protettiva contro il Covid-19. Ragazzi lontani dalla cerchia dei compagni di scuola, soli nel quotidiano dell’umano, appartati nei tempi di sovranismo, di individualismo esasperato, di volgarità rozza scambiata per cultura e anche per politica. Responsabili, dunque attenti, mi verrebbe da dire un pò “sfioriti” ma non invecchiati, certo capaci di “sporcarsi le mani” per agire, per operare, per sostenere in quanto coscienti delle proprie responsabilità in una società provata e avvilita, forse invecchiata, di certo ripiegata sul “ciascuno per sé”.

Ed è straordinario osservare i loro volti nelle organizzazioni civili, impegnati come non mai forse sui fronti della miseria, delle vittime della fame, dei bambini abbandonati, dei migranti, degli anziani soli. Come straordinario è vederli nelle stazioni dei treni che aspettano le famiglie che scappano dai bombardamenti e dalla fame della guerra, quando pregano insieme un momento di pace per mandare giù un tozzo di pane, nella speranza conservata nell’animo per un baleno di silenzio dagli scoppi di bombe. È una gioia guardare i volti della solidarietà e della fratellanza, virtù che noi italiani avevamo prima che rimanesse avvilita dalla tracotanza di una economia diabolica che ha svestito di sogni e di ideali la politica, le istituzioni stesse.

In Piazza della Repubblica a Roma un cartellone portato da un ragazzo all’inizio di un corteo che aveva i colori della Pace diceva: “Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”. Ebbi la sensazione di uno schiaffo. E mi fu chiaro come giovani e volontari ci stanno spingendo all’utopia, ci stanno obbligando a cambiare il sistema perché è ancora possibile. È  ancora possibile ritrovarci uniti sui fronti della legalità, della giustizia, dei diritti, della libertà.

– Franco Iorio –

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