
L’ esperienza umana e spirituale di Cono, il nostro Santo giovane appartiene, a pieno titolo, al Pantheon dei Santi cristiani venerati dalla Chiesa cattolica; il culto diffusosi a livello locale già dopo la Sua morte, fu ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa il 27 aprile 1871, giorno della Sua Canonizzazione.
Cono, il fiore più bello di questa terra, il suo vanto più nobile è stato il protagonista delle solenni celebrazioni in Suo onore appena conclusesi con il Pontificale di Sua Eccellenza, Padre Antonio de Luca e la processione tra le strade del paese.
La liturgia del Novenario pregevolmente presieduta dal Canonico Don Angelo Fiasco, le omelie dei predicatori, le calde parole del Rev.mo Arcivescovo Cascio, le ferventi lezioni di vita e di Fede di Padre Antonio che con passione cristiana non manca mai di educarci ed elevarci, hanno allietato il mio cuore e quello del mio consorte
Questi giorni sono stati davvero un potente farmaco disintossicante dalla condizione di plumbea apprensione in cui i fatti che arrivano dal mondo ci immergono ad ogni notiziario.
Padre Antonio ci ha invitato con paterna fermezza a rispondere al richiamo di Cono, ad aprire il nostro cuore al senso vero della sua scelta spronandoci a leggere in quella vicenda umana e spirituale una chiave di interpretazione del presente, di un mondo smarrito sempre più privo di coordinate etiche e religiose, in cui i ” Grandi della terra” possono, talvolta ,apparirci quali gli zelanti artefici di un processo di disumanizzazione di cui non ci si vergogna neanche più ma che si espone con fiera baldanza e blasfema assertività.
Con profonda umiltà di cuore accolgo l’invito di Sua Eccellenza e mi chiedo: “come può un tenero giovane, nato tra l’ XI e il XII secolo parlare a chi è giovane oggi, ad un’umanità dominata dal mito della tecnologia, affannosamente dedita a sostituire il lavoro dell’uomo, il suo stesso pensiero, forse le sue EMOZIONI con le agguerrite prestazioni dell’intelligenza artificiale?
Come può aprirci il cuore un innocente monaco vissuto in un’epoca che, paragonata all’ oggi, può apparirci addirittura idilliaca nonostante i mali che pure l’affliggevano?
Come può ancora scuoterci un ragazzo innamorato di Dio che lascia tutto e tutti per una scelta incondizionatamente radicale?
SÌ, LO PUÒ! PROPRIO IN VIRTÙ DELLA RADICALITÀ DI QUELLA SCELTA!
Cono ha risposto ad una chiamata che non accetta indugi, non ammette tentennamenti, alla voce dolce e potente di Chi PRETENDE SCELTE RADICALI!
Forse in un freddo mattino d’inverno ,si è incamminato verso il cenobio di Cadossa, con un nodo alla gola lungo una strada senza ritorno per fuggire da tutto e non fu la giovanile fuga dei nostri tempi, spesso alla ricerca di effimere libertà ma fuga dalle COSE, dalla MATERIA, da un mondo lacerato da soprusi, arroganza del censo, privilegi codificati da leggi e costumanze ataviche; sì, Cono fuggì da un mondo in cui non si riconosceva, UN MONDO DI COSE,CHE NON APPAGAVA IL SUO IMMENSO ANELITO D’INFINITO.
Rispondendo all’accorato appello del nostro Presule ho creduto di poter individuare nella religiosità del Santo nostro tre elementi che possono aiutarci a leggere il reale e a nutrire l’aspirazione a
RESTARE UMANI: il SILENZIO, la RINUNCIA, il SACRIFICIO.
Nel silenzio del Cenobio Cono non trovò solo una meravigliosa assenza del frastuono del mondo, ma sentì la voce del Suo Signore che con dolcissime parole alleviava la durezza dei gravosissimi lavori che egli riservava per sé.
Il silenzio, dunque, una dimensione da coltivare, per ascoltarci, conoscerci, e nel silenzio far parlare il cuore, metterlo alla prova per capire se ancora sa indignarsi e sanguinare per LE STRAGI DEGLI INNOCENTI, LE ATROCITÀ DELLA GUERRA, LA VOLONTÀ DICHIARATA DI CANCELLARE INTERI POPOLI.
Il cuore non inganna e se nel silenzio non proveremo un irrefrenabile senso di ripulsa per lo scempio di umanità che si consuma ogni giorno davanti ai nostri occhi, NEANCHE SAN CONO POTRÀ AIUTARCI !
Il silenzio sarebbe da perseguire quale feconda espressione di umanità, quale esercizio spirituale alla RINUNCIA, rinuncia al superfluo, alla vita, parallela dei “mi piace”, all’ossessiva esposizione della propria esistenza diluita in migliaia di scatti, data in pasto a chiunque, svuotata di senso. Il silenzio non ci allontana dalla vita vera e non è solitudine, è un darsi tempi interiori in cui far vagabondare i pensieri, sognare, pregare.
La rinuncia di Cono agli agi, e alla posizione sociale rappresenta un monito ineludibile a perseguire un modello di vita che non abbia come esclusivi riferimenti valoriali l’affermazione di sé, il successo ad ogni costo, l’ossessione del corpo e che riservi non ritagli di tempo ma spazi dignitosi al pensiero, allo spirito, alla testimonianza sincera e composta della nostra Fede.
IL SACRIFICIO DI CONO
Può la naturale aspirazione al sacrificio di Cono indurci a sacrificare un po’ di quel “tempo per sé” a cui caldamente ci invitano gli influencer di turno e che tende ormai a cancellare il tempo per gli altri? Può il novizio benedettino guidarci a sacrificare gli egoismi, le smanie di protagonismo, i vuoti chiacchiericci ignari dei problemi del mondo? Sì, può farlo se nel silenzio ascoltiamo il suo invito a nutrire nobili ideali e a fortificare la nostra debole volontà.
E l’OBBEDIENZA?
L’assoluta obbedienza del monaco dianense alla Regola e ai superiori, la sua spontanea abnegazione nell’ abbracciare i compiti più umilianti della vita monastica in cui
L’ intelligente Abate ravvisò immediatamente l’inequivocabile fragranza della santità, ci aiuteranno a difenderci da ogni forma di caparbio ribellismo, da quella latente aspirazione ad un mondo senza regole in cui l’IO possa spadroneggiare sempre e comunque, oltre le leggi, le convenzioni, i principi.
Sì Padre Antonio, San Cono ci aiuterà e nel silenzio lo sentiremo sussurrarci: non venerate falsi idoli, siate forti e uniti nella Fede, amate il Signore come io Lo ho amato”.
Possiamo farcela, la festa non è finita.
– Franca Maria Cancro Cimino –


