Oggi si celebrano gli 11 anni dalla nomina della Dieta mediterranea come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Il nutrizionista americano Ancel Keys ha codificato con questo nome le abitudini alimentari della popolazione del Cilento, da lui conosciute attraverso le esperienze di soldato sbarcato a Paestum al seguito della Quinta Armata nel 1944. L’esperienza italiana lo indusse a trasferirsi a Pollica, dove ebbe modo di approfondire i suoi studi sugli effetti che l’alimentazione meridionale ha nei confronti delle malattie del benessere, cioè ipertensione, arteriosclerosi, diabete ed in genere tutte le malattie cardiovascolari che oggi affliggono i Paesi occidentali e che hanno origine dalla cattiva alimentazione.

Lo studioso Keys, negli anni Cinquanta, elaborò la concezione che la bassa incidenza di malattie cardiovascolari fosse dovuta al tipo di alimentazione che queste popolazioni adottavano per tradizione secolare. Principalmente la Dieta Mediterranea prevede un minor consumo di carne rossa, zuccheri e grassi saturi, mentre privilegia l’assunzione quotidiana di prodotti agricoli, legumi, frutta secca e cibi integrali. L’olio di oliva è l’elemento principe della Dieta Mediterranea.

Per celebrare l’11° anniversario dalla nomina a Patrimonio Immateriale dell’Umanità, fino al 18 novembre il Comune di Pollica e Future Food Institute hanno organizzato tre giorni di iniziative: gli incontri pongono Pollica e la Dieta Mediterranea come modello per la rigenerazione ecologica integrale e paradigma sostenibile dei territori.

Lo scorso anno la Dieta Mediterranea fu premiata dai Best Diets Rankings 2020 di U.S. News & World Report come la dieta migliore al mondo per il terzo anno consecutivo.

 

 

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