
La diagnosi di tumore al seno ogni anno unisce migliaia di donne, è una neoplasia che si origina da cellule della ghiandola mammaria che si moltiplicano in modo incontrollato. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia si registrano circa 50.000 nuovi casi ogni anno, con un’incidenza in costante aumento. Può manifestarsi con sintomi come noduli, alterazioni del capezzolo o della pelle, e secrezioni, ma nelle fasi iniziali è spesso asintomatico.
Ed è proprio il caso di Mariele Tropiano, 34enne di Teggiano, che lo scorso anno si è trovata a far i conti con una diagnosi di tumore al seno arrivata e, fortunatamente, curata in tempo soltanto grazie a un caso fortuito poiché i sintomi erano pressoché assenti.
In questa intervista vogliamo raccontare la storia di una giovane donna e, attraverso la sua testimonianza, cercheremo di capire come ha vissuto questa esperienza, come ha affrontato la malattia e come è riuscita a superarla con coraggio e resilienza, e speriamo che possa ispirare e aiutare tutte le donne che stanno affrontando la stessa sfida.
- Mariele, quando ti sei accorta che qualcosa nel tuo corpo stava cambiando?
Era marzo dell’anno scorso, stavo facendo una doccia quando mi sono accorta di avere una “pallina” al seno. Mi alleno molto ed erano i giorni del periodo mestruale, per cui mi ero detta ‘sarà qualche nodulo infiammato o un movimento brusco che ho fatto’. Diciamo che ho voluto vederci chiaro, perché tra l’altro sono molto attenta alla mia salute, e il giorno seguente sono andata subito dal medico: mi ha consigliato un’ecografia. Un controllo, tra l’altro, che mi era stato prescritto dalla mia ginecologa e che, quindi, avrei dovuto comunque fare a breve. Nel giro di una settimana ho fatto due ecografie mammarie e in entrambi i casi si era già capito che non era un’innocua cisti quella che era nel mio seno ma un tumore, non sapevo ancora di che natura o gravità, ma avevo capito che non si trattasse di una passeggiata.
- Quando è arrivata la diagnosi?
Ad aprile ho fatto la biopsia: il mio era un tumore molto piccolo ma ha iniziato subito a cambiare forma. Non è stato evidente come accade in altri casi in cui, ad esempio, si nota un cambiamento del capezzolo o della forma del seno: a me non si vedeva neanche ad occhio nudo, si percepiva soltanto palpandolo. In effetti non ho avuto mai sintomi e infatti mi sono allarmata subito proprio perché avevo contezza del mio corpo. C’era qualcosa che non andava. Dopo la biopsia, dunque, è iniziato il mio percorso: sono stata sottoposta a un intervento di quadrantectomia inferiore esterna, in sostanza mi hanno prelevato soltanto la zona interessata, non tutto il seno. Fortunatamente, poi, siccome la Ricerca ha fatto passi da gigante mi hanno fatto le analisi “oncotype” e grazie al risultato di queste ho potuto evitare la chemioterapia, sono stata sottoposta soltanto alla radioterapia. Grazie ad un innovativo macchinario presente al Policlinico Federico II di Napoli, dove sono stata seguita dal dottore Tommaso Pellegrino, ho fatto 5 cicli di radioterapia invece dei 21 che vengono eseguiti con i protocolli standard dei vecchi macchinari.
Le cure di Mariele tuttavia continuano, sta infatti seguendo una terapia ormonale che le ha provocato la menopausa, che persisterà per qualche anno: “Sono nel corpo di una signora nonostante i miei 34 anni!” ha affermato scherzosamente, sottolineando i vari sintomi che quotidianamente l’accompagnano tra cui alcuni problemi alle mani che le hanno accentuato la sindrome del tunnel carpale, con dolori al risveglio, vampate di calore, insonnia e sbalzi d’umore.
- Come hai affrontato il percorso di cura? Ci sono altri step che dovrai superare?
Diciamo che è stato un bel cambiamento. Da un anno faccio controlli ogni mese, entro ed esco da un ospedale. E’ un percorso impegnativo, ma ho trovato un’équipe medica molto preparata e attenta alle mie esigenze. In vista della menopausa mi hanno consigliato di effettuare una crioconservazione degli ovociti e il laser per la secchezza vaginale. Insomma, esistono diverse soluzioni per curarsi e andare avanti. Tra gli accertamenti a cui mi sono sottoposta ci sono stati anche i test genetici e fortunatamente non sono risultata positiva al BRC-1 e 2, però sono risultata positiva al CHEK-2 e siccome in famiglia esistono diversi casi di positività mi hanno consigliato di effettuare una mastectomia completa a entrambi i seni e mettere le protesi, dunque è un intervento che dovrò fare nei prossimi mesi.
- E’ stato un cambiamento drastico quello che hai dovuto affrontare?
Nel periodo in cui mi hanno operata sì. Mi hanno consigliato di continuare a muovermi e ad allenarmi come già facevo perché sono giovane e i medicinali che assumo hanno diversi effetti collaterali, quindi sono seguita da una nutrizionista, faccio abbastanza per tenermi in forma. Però si cambia. I primi tempi ero immobile e inevitabilmente il fisico è cambiato, ma nulla a cui non si potesse trovare una soluzione! Sono stata molto fortunata, devo dire la verità. E’ stato un periodo pesante, molto, questo sì. Non mi sono mai chiesta ‘perché a me’, ho sempre pensato che fosse arrivato il mio turno quindi mi ripetevo ‘sono pronta, posso affrontarlo’: il mio pensiero e la mia preoccupazione erano più rivolti alle cure, ad esempio all’ipotesi di dover perdere i capelli, e non all’intervento. Mi sono sempre informata per capire a cosa stessi andando incontro e cosa potesse accadere. Per dirne una, avevo la fobia degli aghi, ma nel periodo in cui facevo la stimolazione ovarica mi facevo le siringhe da sola!
- Ed emotivamente? Hai avuto bisogno di un supporto psicologico oltre all’affetto dei tuoi cari?
A livello emotivo la diagnosi inevitabilmente ti cambia, soprattutto all’inizio. Fortunatamente però sono riuscita a sdrammatizzare molto e un ruolo fondamentale in tal senso lo hanno rivestito la mia famiglia e miei amici che sono stati sempre, costantemente presenti: mi hanno aiutata a superare un periodo sicuramente non semplice. Nonostante ciò le giornate “no” non sono mancate, a volte le forze vengono meno, il fatto di non riuscire a dormire mi ha stravolta, le abitudini sono cambiate, ma con il giusto supporto si riesce a superare anche la più dura delle sfide. Anche i conoscenti hanno avuto sempre una parola di conforto, sono isolati i casi in cui sono state dette parole di troppo ma sono riuscita sempre a carpire da dove provenissero. Cerco sempre di non perdermi d’animo, però ovviamente non è facile, cambia il modo di pensare, quello di agire e forse si diventa anche un po’ egoisti. Ho iniziato anche un percorso di terapia. Era da un po’ che volevo intraprenderlo e la malattia è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ad oggi mi sento di consigliarla vivamente perché aiuta tanto, non perché familiari e amici non possano aiutare, ma perché si iniziano a vedere le cose da punti di vista differenti.
- Cosa ti ha insegnato questo percorso?
Sono una persona estremamente permalosa, ma ho capito che le cose essenziali della vita sono ben altre. Ci si arrabbia con le persone spesso per motivi futili, ma in fondo non serve portare rancore, non serve niente: oggi ci sei, domani chissà. Bisogna vivere con più tranquillità, godersi il momento. Io apprezzo tanto le piccole cose e ora riesco a concentrarmi maggiormente su queste. Che sia un sorriso, un momento trascorso con i miei nipoti, con i miei affetti, ora riesco ad apprezzarli sicuramente di più. Sottolineo comunque che forse, come dicevo, sono diventata anche un po’ più egoista e al primo posto metto sicuramente la salute.
- Che rapporto hai con la prevenzione?
Sono molto attenta! Basti pensare che ho costretto anche mia sorella a fare degli accertamenti o comunque metto pressione anche in famiglia. Il controllo meno rilevante che prima rimandavo ora lo faccio senza esitare. Meglio prevenire che curare.
- Cosa senti di dover consigliare alle donne che stanno affrontando un percorso come il tuo?
E’ una domanda alla quale rispondere è difficile. Ogni percorso è unico, la malattia è soggettiva. Ho incontrato tantissime ragazze in ospedale, in diversi reparti, ma quando entro in Oncologia mi manca sempre un po’ il respiro perché so effettivamente quello che si prova e non lo auguro a nessuno. Quello che mi sento di dire è che bisogna resistere e andare avanti. Facendo prevenzione e agendo in tempo si può trovare (o almeno provare a trovarla) una soluzione. Non tutti i casi sono uguali, ognuno reagisce e vive a suo modo la malattia e non mi sono mai sentita di giudicare o di dare consigli perché purtroppo, ovviamente, ognuno ha la sua storia!



