L’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per 44 discariche sul territorio nazionale non in regola, di cui ben 23 in Basilicata. La decisione dei giudici è motivata dal fatto che le discariche, nel 2015, non erano in regola con una direttiva europea.

Le discariche riguardano anche Lauria (località Carpineto), Maratea (località Montescuro), Moliterno (località Tempa La Guarella), Potenza (località Montegrosso-Pallareta), Sant’Angelo Le Fratte (località Farisi), Corleto Perticara (località Tempa Masone), Tito (località Aia dei Monaci) e Pescopagano (località Domacchia). Per le ultime due i lavori per renderle conformi alla direttiva sono stati completati nel 2017 e nel 2018. Il resto delle discariche sono in altre quattro regioni italiane.

La vicenda ha avuto inizio nel 2012 quando la Commissione ha diffidato l’Italia contestando la presenza di discariche che violavano una direttiva europea, in merito alla prevenzione e riduzione degli effetti negativi per l’ambiente e per la salute umana a seguito dell’interramento dei rifiuti. Alcune di queste discariche sono state bonificate e chiuse e il numero si è ridotto nel 2017, dopo le risposte che l’Italia ha fornito alla Commissione.

Da qui il ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che nella sentenza ha constatato che l’Italia non ha adempiuto agli obblighi risultanti dalla direttiva europea emanata nel 1999. I giudici della Corte Europea hanno ricordato che il termine per l’adempimento degli obblighi era stata fissato dalla Commissione al 19 ottobre 2015. A quella data l’Italia non ha adottato i provvedimenti necessari per rendere conformi alla direttiva le discariche.

– Claudio Buono –

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