Intervista esclusiva ad Antonio Esposito, il magistrato di Sapri, già Capo della Pretura di Sala Consilina, balzato agli onori della cronaca soprattutto quando, in qualità di Presidente della Sezione Feriale della Corte di Cassazione nel 2013 condannò Silvio Berlusconi a 3 anni e 8 mesi di carcere per frode fiscale nella vicenda Mediaset-Agrama. Dopo 7 anni spunta un audio di un giudice morto l’anno scorso che descrive la condanna del Cavaliere come un processo già preconfezionato e deciso dall’alto.

  • Dopo 7 anni dalla condanna di Silvio Berlusconi per frode fiscale, espressa all’unanimità dalla Corte di Cassazione presieduta da lei, spunta un audio di un suo collega morto nel maggio del 2019, Amedeo Franco, che motiverebbe quella condanna come “frutto di pressioni dall’alto”. Che idea si è fatto di tutta questa vicenda?

“Ritengo improprio, anzi sconcertante, che un giudice che ha concorso ad emettere una decisione di condanna vada a giustificarsi con il ‘potente’ condannato. Episodio che diventa ancor più sconcertante ove si consideri che il magistrato Franco, per giustificarsi, muove accuse radicalmente false che infangano i colleghi con i quali ha giudicato il condannato nel corso di un processo svolto, come accertato anche dal C.S.M., nel rispetto assoluto delle regole processuali e del diritto di difesa, senza subire condizionamenti o pressioni né ‘dall’alto’, come afferma inveritieramente il Franco, né da altre direzioni. Quello che dispiace è non poter perseguire in tutte le sedi giudiziarie il Franco per essere costui, nel frattempo, deceduto”.

  • Qual è la cosa che più l’ha amareggiata nella gestione di questa vicenda?

“Le improvvide ed inveritiere dichiarazioni del magistrato Franco hanno, purtroppo, consentito agli organi di informazione della famiglia del condannato (o vicini all’area politica di cui egli è il leader) di muovermi ingiuste accuse di parzialità, prevenzione e di condizionamento. Credo di aver dimostrato in 50 anni di vita professionale, e i processi (anche importanti) stanno lì a dimostrarlo, di essermi sempre ispirato nell’esercizio della funzione a quei principi di imparzialità e indipendenza che sono i valori coessenziali dell’attività giurisdizionale”.











  • Spesso vengono alla luce legami ed intrecci tra magistrati, politici, giornalisti, generando anche parecchia confusione nell’opinione pubblica. Cosa c’è che non va nella Magistratura in Italia ed è possibile, secondo lei, correre in qualche modo ai ripari?

“Il cancro della Magistratura è la degenerazione correntizia e partitica che ha corroso il Consiglio Superiore della Magistrura alterando, in violazione dell’art. 97 della Costituzione, il corretto e imparziale funzionamento dell’organo di autogoverno dei magistrati. Da anni, dalle colonne del Fatto Quotidiano di cui sono opinionista, ho denunziato tale degenerazione ed ho proposto, per ridare al C.S.M. la credibilità oggi fortemente compromessa, come ha dimostrato lo ‘scandalo Palamara’, che i membri togati del C.S.M. vengano nominati con il sistema del sorteggio integrato e quelli laici, rispettivamente, dagli organi professionali (Consiglio nazionale forense per gli avvocati, Conferenza dei Rettori per i professori di materie giuridiche)”.

  • Presidente Esposito, qual è il suo giudizio sulla stampa italiana in generale e su alcuni giornalisti in particolare?

“Il problema fondamentale per la stampa italiana è che la gran parte dei mezzi di informazione è nelle mani di potentati economici e di grandi gruppi industriali, il che non è un bene per una reale, completamente, libera informazione. Alcuni giornali, (per la verità non numerosi), al servizio dei padroni, più che informazione, fanno disinformazione soprattutto nei confronti dei magistrati validi e coraggiosi, oggetto, spesso, di forsennate campagne di stampa (Di Matteo, Davigo, Gratteri, ecc.). Comunque, se la ‘razza’ dei grandi giornalisti (Montanelli, Bocca, Panza, ecc.) è in via di estinzione, vi sono, fortunatamente, ancora giornalisti dalla ‘schiena diritta’ che esercitano la professione con determinazione e coraggio, senza temere né la criminalità organizzata, né il potere politico ed economico e, proprio per questo, oggetto di continui attacchi, in alcuni casi, anche intimidatori”.

– Rocco Colombo –

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