In questo periodo si parla molto di vaccino antinfluenzale, perché tutti vogliono evitare sintomi che riconducono al Coronavirus. Per questo il Ministero della Salute, con una circolare, indica le categorie che devono effettuarlo: i bambini da 6 mesi a 6 anni e tutte le persone con oltre 60 anni di età. Nell’era pre Covid era consigliato ai malati con patologie croniche e alle persone con oltre 65 anni di età.

L’obiettivo quest’anno è quello di contenere la co-circolazione di sindromi influenzali e Covid-19. I vaccini (qualsiasi vaccino) devono essere sempre prescritti da un medico e acquistati in farmacia solo con la ricetta. Molti vaccini sono poi dispensati gratuitamente alle categorie a rischio presso il proprio medico o dall’ASL.

I vaccini sono preparati biologici costituiti da microrganismi uccisi o attenuati, oppure da alcuni loro antigeni, o da sostanze prodotte dai microorganismi e rese sicure (come ad esempio il tossoide tetanico che deriva dal trattamento della tossina tetanica) oppure, ancora, da proteine ottenute con tecniche di ingegneria genetica. Esistono varie tipologie di vaccino: quelli vivi attenuati (come per morbillo, rosolia, parotite, varicella, febbre gialla e tubercolosi), che sono prodotti a partire da agenti infettivi resi non patogeni; quelli inattivati (come per l’epatite A, la poliomielite e l’antinfluenzale split), che vengono prodotti utilizzando virus o batteri uccisi tramite esposizione al calore oppure con sostanze chimiche; quelli ad antigeni purificati (come per la pertosse acellulare, l’antimeningococco e l’antinfluenzale a sub-unità), che vengono prodotti attraverso raffinate tecniche di purificazione delle componenti batteriche o virali; quelli ad anatossine (come per tetano e difterite), che vengono prodotti utilizzando molecole provenienti dall’agente infettivo, non in grado di provocare la malattia ma sufficienti ad attivare le difese immunitarie dell’organismo; quelli a DNA ricombinante (come per epatite B e meningococco B), prodotti clonando e producendo una grande quantità di un determinato antigene.

Chi si può vaccinare? Il vaccino antinfluenzale è indicato per tutti i soggetti che desiderano evitare la malattia influenzale e che non abbiano specifiche controindicazioni. Quest’anno è ancora più importante vaccinarsi in vista della stagione invernale che sta per iniziare. La vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente alle persone che corrono un maggior rischio di andare incontro a complicanze nel caso contraggano l’influenza, ad esempio le donne che si trovano nel secondo e terzo trimestre di gravidanza.

I soggetti ai quali è consigliata la vaccinazione sono di età compresa tra i 6 mesi e i 65 anni e sono affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza come malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio, malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite, diabete e gli obesi, insufficienza renale cronica, tumori, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV, malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali, patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici.

Per i malati cronici e over-65 il vaccino è gratuito. La circolare del Ministero della Salute per la stagione influenzale 2020-2021 include anche la popolazione a partire dai 60 anni di età, mentre finora la gratuità era prevista appunto a partire dai 65 anni.

Una volta somministrati, i vaccini simulano il primo contatto con l’agente infettivo evocando una risposta immunologica simile a quella causata dall’infezione naturale, senza però causare la malattia e le sue complicanze. Il principio alla base di questo meccanismo è la memoria immunologica: la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microrganismi estranei hanno attaccato il nostro organismo in passato e di rispondere velocemente (l’assenza di una memoria immunologica è il motivo per cui i bambini piccoli vanno incontro alle malattie infettive più frequentemente dell’adulto).

Senza le vaccinazioni il nostro corpo può impiegare anche due settimane di tempo per produrre una quantità di anticorpi sufficiente a contrastare l’invasore.

– Monica T. Gallo –

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