Potrebbe avere strascichi giudiziari di natura penale la vicenda legata all’utilizzo dell’Hotel Tanagro ubicato nel comune di San Pietro al Tanagro, come centro di accoglienza per immigrati extracomunitari richiedenti asilo. Nei giorni scorsi infatti sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica, tutti gli atti relativi alla vicenda per verificare se siano stati commessi dei reati. Nello specifico l’ipotesi principale di reato è quella prevista dall’articolo 388 del Codice Penale, ovvero la mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (il giudice dell’esecuzione ndr).

Da circa un mese all’interno della struttura si trovano 40 tra uomini e donne extracomunitari richiedenti asilo. Ad occuparsi del centro di accoglienza, è la Cooperativa l’Impronta di Santa Maria la Carità, comune della provincia di Napoli. Cooperativa che è arrivata a San Pietro dopo aver partecipato ad un bando indetto dalla Prefettura di Salerno.

Il 19 luglio scorso il giudice del Tribunale di Lagonegro ha emesso un provvedimento di sgombero della struttura che al momento ancora non è stato attuato. Nella vicenda giudiziaria legata alla vendita all’asta dell’hotel è intervenuto anche il Comune di San Pietro al Tanagro che vanta un credito di oltre 100mila euro per imposte non pagate dalla società immobiliare proprietaria della struttura ricettiva. “Abbiamo fatto ricorso al giudice – ha spiegato l’avvocato Antonello Rivellese, legale del Comune per chiedere di fare chiarezza su questa vicenda visto che ci sono diverse cose che non vanno. La detenzione del bene, fino alla data di aggiudicazione dell’asta ce l’ha la società immobiliare esecutata che doveva occuparsi della manutenzione ordinaria. Nel contratto di occupazione temporanea è chiaramente precisato che non poteva esserci un subaffitto. Invece la società immobiliare non ottemperando all’ordine del giudice ha sottoscritto un contratto di fitto con la Cooperativa che ora gestisce gli immigrati presenti nell’hotel. Il problema è legato al subaffitto, messo in atto con un contratto illecito e tra l’altro lo stesso custode giudiziario non sapeva nulla di tutta questa vicenda”.

– Erminio Cioffi –


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