Importante traguardo per il musicista Paolo Reda, originario di Camerota, tra i protagonisti ieri della XXIII edizione del Concerto di Natale al Senato, in onda su Rai Uno. L’evento ha chiuso idealmente il primo anno della rassegna “Senato&Cultura” voluta dal Presidente Elisabetta Alberti Casellati.

Cornista, 27 anni, Paolo Reda, diplomato con il massimo dei voti al conservatorio “Duni” di Matera, è tra i componenti dell’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” che per l’occasione si è esibita diretta dal Maestro Riccardo Muti.

Dopo l’Inno Nazionale e l’Inno Europeo, la Presidente del Senato ha preso la parola per un breve indirizzo di saluto prima di dare il via all’esecuzione di brani da opere di Vincenzo Bellini, Giuseppe Verdi, Alfredo Catalani, Umberto Giordano, Giuseppe Martucci, Gioachino Rossini. Come è tradizione, l’intero incasso dei biglietti sarà devoluto in beneficenza.

Hanno assistito al concerto, oltre alla presidente del Senato, il Capo dello Stato Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la presidente della Consulta Marta Cartabia e la vicepresidente della Camera Mara Carfagna.

E’ sempre un’emozione lavorare col maestro Muti – ha raccontato Paolo Reda – riesce ad ottenere il meglio dall’Orchestra talvolta dirigendo con gli occhi. Quando ho avuto la notizia che sarei stato impegnato con la ‘Cherubini’ per diversi mesi, a partire dalla fine di settembre, con la responsabilità di essere stato scelto come primo corno per tutte le produzioni previste, ero molto combattuto: a fine settembre sarei diventato padre. Ma sono stato incoraggiato e sostenuto costantemente dalla mia compagna Nunzia De Falco e dalla mia famiglia”.

Per quanto riguarda la diretta su Rai Uno, Paolo Reda ha detto che “mette tutti in agitazione, perché la musica dal vivo nasce e muore in quel momento: non è ripetibile. Porto con me le belle parole che mi ha rivolto il maestro Muti, il suo sguardo consenziente, gli sono grato per avermi fatto ricevere un plauso pubblico e custodisco, gelosamente, tutte le indicazioni e l’aria che si respira in Cherubini: un’orchestra in cui si cresce e si viene seguiti con scrupolo costante”.

Antonella D’Alto

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