– Lettera aperta di Mario Fortunato, già membro del Comitato Civico 1987 a difesa del Trasporto Ferroviario a Sud di Salerno –

Riguardo al progetto Alta Velocità che dovrebbe escludere il territorio cilentano, tra le tante cose lette e ascoltate, a dare più fastidio è stato il conforto giunto da chi anziché difendere nelle opportune sedi istituzionali il territorio che ha contribuito ad eleggerlo, cerca di rabbonirlo affermando che il mancato passaggio della linea ferroviaria più veloce d’Europa dovrebbe essere considerata un’opportunità.  Sarebbe interessante conoscere dove sia da ricercare questa fantomatica opportunità.

Dovremmo esultare perché non ci sarà la possibilità di avere dei treni che impiegano meno di 350’ per raggiungere Milano? Che tantissimi turisti del Nord Italia preferiranno altre località alle nostre perché più facilmente raggiungibili? Che i viaggiatori in arrivo negli aeroporti di Roma non saranno facilitati a raggiungere il Golfo di Policastro? Perché tantissimi giovani e famiglie emigrati al Nord continueranno a trovare grandi difficoltà per rientrare nei propri paesi di residenza? Di questo dovremmo esultare? A questi novelli predicatori del niente si può chiedere solo di fare silenzio ricordandogli che le favole si raccontano ai bambini per addormentarli. Sappiamo benissimo cosa abbia significato e cosa rappresenti il treno per il nostro territorio.

Il treno è stato l’amico più importante per il Cilento e il Golfo di Policastro dalla fine del 1800, quando fu costruita la linea Ferroviaria Tirrenica Meridionale Salerno-Reggio Calabria: a semplice binario, non elettrificata. Servì a dare occupazione a migliaia di lavoratori del posto e a togliere dall’isolamento un territorio grande quasi quanto una regione, portando benessere e favorendo anche la nascita di nuove comunità nelle zone costiere. Lasciarsi sfuggire la linea ferroviaria più importante d’Europa vuol dire perdere veramente l’ultimo treno verso il progresso.

I soliti pigri, forse nostalgici dell’antico Regno, affermano che non c’è da preoccuparsi, tanto la vecchia ferrovia resta e quella nuova chissà quando sarà realizzata! Discorsi qualunquisti infarciti da sentimenti egoistici, che nel passato hanno lasciato cumuli di macerie da spalare e che, purtroppo, tanti danni continueranno a procurare. Crediamo sia utile rammentare che il viaggiatore si serve della ferrovia fino a quando c’è una buona offerta, diversamente sceglie altre opportunità di trasporto come la macchina e i pullman che abbondano con grave inquinamento dell’ambiente.

Riducendo i treni di qualità diminuisce anche l’affluenza dei passeggeri, che porta alla conseguente soppressione di linee ferroviarie utilizzando la magica formula dei cosiddetti “rami secchi”. É successo in altri territori importanti, non vedo perché il Cilento dovrebbe ritenersi immune.

Anche per evitare future catastrofiche vicende occorre lottare con ogni mezzo democratico per non farsi togliere quel poco che si ha. Bisogna portare i legittimi diritti di un intero comprensorio nelle opportune sedi e convincere chi è deputato a decidere della bontà delle richieste.

L’Alta Velocità è una linea ferroviaria con una velocità minima di 250 km/h (in conformità a quanto stabilito dall’Unione Europea) che utilizzando i treni ‘freccia’ consente di collegare le principali regioni italiane in tempi brevissimi. La comodità di poter raggiungere il centro delle città (evitando tempi morti dovuti a trasferimenti e check-in) nel Nord e Centro Italia è riuscita a fare concorrenza finanche all’aereo. Un sistema di trasporto validamente organizzato che è riuscito a ben collegare il nostro Paese da Torino a Salerno. E le cose miglioreranno sicuramente con l’avvento di mezzi e tecnologie ancora più avanzate. Un po’ diversa la situazione nel Mezzogiorno d’Italia che si appresta finalmente a realizzare l’auspicato progetto.

Il territorio meridionale interessato all’Alta Velocità non presenta grandissime città, ma tanti piccoli centri sparsi in un territorio morfologicamente particolare e in alcuni casi con una situazione viaria ancora fatiscente.  Privo di una metropoli, annovera solo 5 città: Potenza (67.000 abitanti) e Matera (60.000) in Basilicata, Cosenza (67.000), Catanzaro (90.000) e Reggio Calabria (182.000 abitanti) in Calabria.

Presenta una densità demografica bassa rispetto al resto del Paese (189,61 abitanti per kmq al Sud contro i 258 del Nord) dovuta soprattutto all’emigrazione, fenomeno che negli ultimi anni è tornato a essere la vera emergenza meridionale: oltre 2 milioni le persone che hanno fatto la valigia nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017 tra cui  più di 132.000 solo nel 2017; il 33% giovani laureati. Molti sono emigrati al Nord Italia. La principale fonte d’economia, soprattutto nelle zone costiere, è rappresentata dal turismo estivo.

Pertanto, volendo collegare convenientemente il Mezzogiorno con il resto dell’Italia, non si potranno trascurare tali peculiarità, individuando i grandi bacini di traffico non solo nelle città ma anche in alcuni territori strategici.

Il Cilento, con una popolazione di oltre 150.000 residenti e un esercito di vacanzieri che nel periodo estivo supera abbondantemente il milione di presenze, non può essere trascurato. Come non si potrà non tenere conto della Via di Carlo Levi che dalla Campania conduce alla Lucania. Alla luce di tali considerazioni si ritiene compatibile la progettazione di quella specie di curvone che da Salerno punta verso il Vallo di Diano, dove si dovrebbe costruire la stazione di snodo, con una bretella che colleghi velocemente Potenza e Matera. Ma si ritiene altrettanto opportuno far confluire questa curvatura (che porta verso il mare) a Policastro Bussentino seguendo il corso del Bussento anziché a Praia a Mare come previsto dal progetto.

La costruzione di una nuova stazione Alta Velocità, tra lo scalo di Torre Orsaia e Policastro Bussentino, nei pressi degli svincoli della Cilentana e Bussentina sarebbe centrale per l’intero territorio del Basso Cilento e del Golfo di Policastro. Una struttura strategica che consentirebbe di realizzare la Metropolitana del Mare da Vallo della Lucania a Scalea con il ripristino nel periodo estivo di vecchie fermate come Capitello/Ispani/San Cristoforo e Villammare/Vibonati. L’integrazione con il trasporto su gomma potrebbe essere programmato creando una circolare con minibus elettrici che dalla stazione “Alta Velocità Golfo di Policastro e Basso Cilento” dovrebbe servire anche i centri collinari. Una fermata ferroviaria per essere comodamente fruibile  oltre a presentare tutti i moderni servizi  si deve raggiungere al massimo in mezz’ora: in macchina e in treno.  Con un progetto siffatto sarebbero garantiti tempi e coincidenze. E anche il nostro comprensorio potrebbe, finalmente, fruire di collegamenti veloci e moderni in competizione con l’aereo, pur non avendo l’aeroporto.

Come si può costatare, si tratta di un progetto importantissimo per l’intero comprensorio, che non può essere trascurato né dalla politica né dalla popolazione. Una lotta che vale quella condotta da don Giovannino Iantorno e i suoi ragazzi per aprire l’Ospedale (1979). Se il nosocomio cittadino è indispensabile per salvaguardare la salute, le vie di comunicazioni sono vitali per l’economia, il progresso e l’occupazione.

Non ci si può arrendere senza aver lottato con ogni mezzo democratico. Non si può passare alla storia come la generazione di politici, amministratori e abitanti che si sono fatti togliere un servizio così essenziale rimanendo a braccia conserte. Il territorio cilentano, per fortuna, non è ricco di sola pigrizia. Ci sono intelligenze culturali e politiche, tanta disponibilità e passione civica.

L’appello è rivolto a tutte le persone che amano la nostra terra. Ai Sindaci in primis, ai Consiglieri provinciali e regionali, ai Deputati e Senatori che rappresentano il Cilento e il Golfo di Policastro al Governo della Repubblica, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Governatore della Regione Campania, al Presidente della Provincia di Salerno, al Presidente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, ai Presidenti delle Comunità Montane, alle Associazioni, ai Sindacati e agli Organi d’Informazione,

É il momento di unirsi, lasciare da parte le bandiere e gli steccati politici. Il vecchio amico treno ha bisogno d’aiuto e ognuno è chiamato a dare il proprio contributo. Sarebbe un vero peccato non rispondere presente!

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