E’ finito in manette l’ebolitano Arturo D’Elia, ex addetto alla gestione della sicurezza informatica della Leonardo spa (arrestato anche Antonio Rossi, responsabile del C.E.R.T. Cyber Emergency Readiness Team della stessa società), accusato di essersi impossessato per due anni di dati aziendali utilizzando un malware inserito nei pc di alcune postazioni di lavoro nello stabilimento Leonardo di Pomigliano d’Arco. D’Elia e Rossi sono stati scoperti dopo le indagini svolte dal Gruppo di lavoro sul cybercrime della Procura di Napoli. 

La Leonardo spa è un’azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza.

All’hacker ebolitano si contesta l’accesso abusivo al sistema informatico, l’intercettazione illecita di comunicazioni telematiche e il trattamento illecito di dati personali, mentre a Rossi viene contestato il reato di depistaggio.

Nel 2017 la struttura di cyber security di Leonardo ha segnalato un traffico di rete anomalo in uscita da alcune postazioni di lavoro di Pomigliano. Un software denominato “cftmon.exe” e sconosciuto ai sistemi antivirus aziendali dirigeva il traffico anomalo verso una pagina web che al momento è stata sequestrata. Dalle indagini è emerso che per quasi due anni le strutture informatiche di Leonardo erano state colpite da un attacco informatico. Il malware veniva inserito nei pc spiati e intercettava ciò che veniva digitato sulla tastiera delle postazioni infettate. L’attacco informatico ha interessato 94 postazioni, di cui 33 nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Su queste postazioni erano configurati dei profili impegnati in attività volta alla produzione di beni e servizi di carattere strategico per la sicurezza e la difesa del Paese.

Dalle 33 postazioni risultano sottratti 10 GB di dati, cioè circa 100mila file, sulla gestione amministrativo-contabile, l’impiego delle risorse umane, l’approvvigionamento e la distribuzione dei beni strumentali, oltre che sulla progettazione di componenti di aeromobili civili e velivoli militari destinati al mercato. Sono state infettate anche 13 postazioni di una società del gruppo Alcatel e altre 48 in uso a privati e ad aziende operanti nel settore della produzione aerospaziale.

Gli avvocati di D’Elia affermano che si tratta di accuse vecchie:”Andremo al Riesame“.

– Chiara Di Miele –

 

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