Mentre il Green-washing dei petrolieri imperversa nelle scuole lucane, con la messa a disposizione dei giovani studenti della scuola dell’obbligo di pullman e colazioni al sacco per gite a Matera e Metaponto, mentre associazioni come Coldiretti firmano un inspiegabile memorandum con ENI, mentre imperversano contributi a Pro loco e sagre locali da petrolieri e connesse società di smaltimento, con una strategia di comunicazione, che anche sui media nazionali, è tutta rivolta a costruire un’immagine delle compagnie petrolifere rassicurante e ingannevolmente a favore della protezione dell’ambiente con nessun riferimento agli effetti negativi delle estrazioni petrolifere sulle aree interessate e dell’impatto sul riscaldamento globale dei combustibili fossili, noi lucani ci ritroviamo a dover fare i conti con l’avvio del giacimento di Tempa Rossa e dell’impianto di raffinazione completa del gas e di semi-raffinazione del greggio in assenza di qualunque rassicurazione sia sui controlli ambientali in atto sia su quelli previsti a tutela della salute pubblica“. Così il gruppo La Basilicata Possibile riguardo alla richiesta di rassicurazioni alle compagnie petrolifere da parte delle comunità della Val d’Agri e della Val Sauro.

Un avvio che, come affermano, “tra cattivo odore, fiamme e rumore sta facendo capire ai residenti della Val Sauro e dei comuni vicini all’impianto della Total/ Mitsui/ Shell, che la qualità della loro vita non potrà più essere la stessa. Alla vigilia della messa in piena produzione di Tempa Rossa, va ricordato che la mancata ottemperanza delle prescrizioni contenute nel progetto sulla mappatura del punto zero della zona (che indica le condizioni ambientali di partenza utili a valutare gli impatti delle attività estrattive successive), non può rimanere inevasa mentre ancora non è chiara la strategia di pre-trattamento e smaltimento delle acque di strato (inizialmente indirizzate al torrente Sauro che si riversa nella diga di Monte Cotugno, l’invaso in terra battuta più grande d’Europa). Si tratta di un aspetto niente affatto marginale se si considera che, a fronte di una produzione di 50.000 barili al giorno (a pieno regime) per ogni barile di petrolio estratto dovranno essere smaltiti 3 barili di acque di strato contenenti metalli pesanti, sali, possibili sostanze radioattive, composti organici e inorganici“.

Il Gruppo parla poi di uno “scaricabarile tra i Comuni della Val Sauro e Regione Basilicata in merito alle mancate bonifiche dei precedenti inquinamenti attribuiti dalla stampa alle attività della Total (oggetto peraltro di provvedimenti dell’autorità giudiziaria sin dal 2011 e dell’interesse della Commissione bicamerale ecomafie sul ciclo dei rifiuti in relazione all’illegale smaltimento dei fanghi di trivellazione nei campi ad uso agricolo vicini ai pozzi estrattivi). Non dimentichiamo le ordinanze del Sindaco di Corleto Perticara che vietavano alle aziende agricole l’attingimento per qualsiasi scopo dalle acque dei pozzi in prossimità dell’area estrattiva. Non dimentichiamo che in questo momento, in Val d’Agri, ancora continua l’attività di emungimento delle acque di falda interessate, da Viggiano fin dentro il territorio di competenza del Comune di Grumento Nova, dall’inquinamento di greggio determinatosi in prossimità del COVA. In tale contesto desta ulteriore preoccupazione la notizia riportata dalla stampa che i vertici ENI/Shell intendano estendere la richiesta di rinnovo della concessione in Val d’Agri dai 10 previsti ai prossimi 20 anni“.

La Giunta Bardi – prosegue La Bassilicata Possibile – intanto continua a concentrarsi su aspetti squisitamente finanziari e scrive al Ministro Boccia per esigere il pagamento delle card carburanti del 2015 senza dire una parola sull’impatto ambientale, non una parola sull’inquinamento delle acque e dell’aria, niente che possa farci stare tranquilli sotto il profilo dei controlli dovuti che tali attività imporrebbero. Può una partita così importante per la salute dei lucani e per la terra, l’acqua e le produzioni agricole della Basilicata, ridotta solo a una questione di quanti soldi, quanti posti di lavoro mi dai? Siamo di fronte a un déja-vu!“.

La Basilicata Possibile, in nome dell’art.32 della Costituzione Italiana, chiede che si risponda alle domande che ripetutamente ha posto alle autorità regionali in merito alle autorizzazioni concesse (in relazione all’avvio delle attività estrattive in Val Sauro e al rinnovo di quelle in Val d’Agri ) e ai sistemi di prevenzione messi in atto a tutela della salute dei cittadini esposti al possibile inquinamento delle acque, dell’aria e dei suoli in presenza di impianti definiti a rischio di incidente rilevante secondo la direttiva SEVESO III.

La Basilicata Possibile già dallo scorso anno ha denunciato delle carenze avviando una campagna di raccolta firme volta a sospendere in via precauzionale ogni attività estrattiva in Basilicata (incluse quelle conseguenti al rinnovo automatico delle concessioni ENI in essere) fino alla verifica, con il supporto di ISPRA, dell’adeguatezza del Piano di Monitoraggio Ambientale e delle effettive possibilità della sua autonoma attuazione da parte di ARPAB in termini di strumentazione e risorse umane allocate.

Nell’assemblea del Gruppo del 16 febbraio si è deciso di chiedere, in via ultimativa, che il Direttore di ARPAB o l’assessore regionale all’Ambiente, Gianni Rosa, rispondano alle 6 domande poste da La Basilicata Possibile. “Che si degnino almeno di spiegare ai cittadini della Val d’Agri e della Val Sauro una volta per tutte – concludono – come e perché possono stare tranquilli, come la loro salute e sicurezza sono garantite, da quali sistemi di monitoraggio e piani di protezione civile. Il tempo dell’attesa si è ormai consumato e in assenza di risposte occorrerà tornare a condividere con tutti i cittadini interessati, in una grande assemblea pubblica, valutazioni e azioni conseguenti“.

– Chiara Di Miele – 

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