Sono 91 le donne uccise nei primi dieci mesi del 2020, sostanzialmente una ogni tre giorni. Sono i dati del VII Rapporto Eures sul femminicidio in Italia. Rispetto al 2019 sembra ci sia un miglioramento visto che lo scorso anno erano 99 le vittime. Ma in realtà sono significativamente diminuite soltanto le vittime femminili della criminalità comune (da 14 a 3 nel periodo gennaio-ottobre 2020).

“È assurdo notare come il Covid -19 abbia ucciso con modalità diverse – dichiara il Presidente della Provincia di Salerno Michele Strianese infatti, purtroppo, il lockdown ha inciso sulla violenza familiare perché la convivenza forzata è diventata un ‘acceleratore’ del femminicidio. Nel trimestre del DPCM ‘Chiudi Italia’, cioè tra marzo e giugno, ben 21 delle 26 vittime di femminicidio in famiglia convivevano con il proprio assassino. In sostanza nei primi dieci mesi del 2020, rispetto allo stesso periodo 2019, il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi sale a 54, contro 49 dell’anno precedente (+10,2%), mentre scende da 36 a 26 quello delle vittime non conviventi nel 2020 (-27,8%). In pratica durante il lockdown in 4 casi su 5 il killer è il convivente”.

 Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Onu con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999. Adottata dall’Assemblea Generale, parla di violenza contro le donne come di “uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”.

“Mi colpisce – sottolinea Strianese – leggere che tutta la violenza di genere in Italia non accenna a diminuire. Quindi non solo femminicidi, ma anche stalking, violenze sessuali, abusi, maltrattamenti, reati spesso commessi in ambito familiare, prevalentemente all’interno di una relazione di coppia. La violenza nasce in ambito domestico. Chi compie questi reati sono uomini compagni o ex, padri, fratelli, all’interno quindi di un nucleo familiare che non è in grado di rispettare e tutelare la figura femminile. Violenza e patriarcato oggi sono inaccettabili. È necessaria una rivoluzione culturale che promuova ovunque relazioni non discriminatorie e rispetto delle differenze di genere”.

“Sono profondamente convinto – conclude Strianese – che azzerare la violenza contro le donne sia una battaglia culturale prioritaria per tutti noi. La salvaguardia di pari diritti umani e civili e quindi dell’autodeterminazione femminile, la tutela della sicurezza e della serenità di tutte le donne, deve essere un baluardo di civiltà imprescindibile. Noi che abbiamo incarichi politici, ancora di più abbiamo la responsabilità di costruire nuovi modelli culturali, di fare scelte che orientino il cambiamento, con urgenza. Se non partiamo da questo non potremo mai considerarci civili”.

 

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