
Ieri il Garante dei detenuti della Regione Campania, Samuele Ciambriello, ha illustrato i dati in cui versano gli Istituti penitenziari.
Il carcere più affollato in Campania risulta Fuorni con 610 detenuti a fronte di una capienza di 376 posti. Il sovraffollamento incide anche sulle condizioni igienico-sanitarie dei detenuti, di cui 352 vivono in celle senza doccia. Ciò implica turnazioni complesse per l’accesso ai servizi comuni, spesso fatiscenti o sottodimensionati che si fanno veicolo di infezioni e malattie (ricordiamo i diversi casi di scabbia registrati nel penitenziario).
Ciambriello sottolinea l’assenza di figure mediche specialistiche, quali oculista, psichiatra, tecnici della riabilitazione, sebbene sia garantita la presenza h24 di un presidio medico. Non poter sottoporsi in carcere a certi controlli specialistici induce i detenuti a non curarsi.
A causa della promiscuità, della carenza di personale di Polizia Penitenziaria, a Fuorni nel 2025 si sono registrati 71 tentativi di suicidio, oltre a 12 atti di autolesionismo e 103 infrazioni disciplinari. Qualche segnale di miglioramento arriva dal nuovo Direttore del penitenziario, Carlo Brunetti, che ha puntato sul potenziamento della sezione a trattamento avanzato per i tossicodipendenti.
Anche l’offerta culturale resiste come presidio di legalità: diversi sono i corsi professionali attivi.
Gli operatori del penitenziario di Fuorni lanciano un unico coro di voci: “Non possiamo abituarci all’emergenza permanente. Il carcere non può essere solo contenimento, ma deve tornare ad essere luogo di responsabilità, rieducazione e reinserimento, come impone l’articolo 27 della Costituzione. Servono investimenti concreti su personale, salute mentale, misure alternative e percorsi di formazione e lavoro. Senza una strategia strutturale, il rischio è quello di alimentare tensione e insicurezza dentro e fuori gli istituti. La tutela dei diritti non è un atto ideologico, ma un dovere dello Stato”.



